“All-Under-Heaven”: Le Radici Culturali della Crisi Odierna tra la Repubblica Popolare Cinese e Hong Kong

di Jessica Matarrese (Referente Sezione Cina)

Abstract

La politica adottata negli ultimi anni dalla Repubblica Popolare Cinese nei confronti dell’ex-colonia britannica si presta ad una lettura interpretativa che affonda le proprie radici nella tradizione confuciana, i cui testi sono citati a più riprese nei discorsi e negli scritti di Xi Jinping sin dai primordî del suo incarico. Attraverso un breve excursus sulla natura e il significato di tianxia 天下, si cercherà, dunque, di analizzare le vicende storiche più recenti, per individuare l’ideologia alla base della strategia avviata dalla Repubblica Popolare, a ridosso dello scadere delle condizioni previste dalla Dichiarazione congiunta.

1. La nozione di tianxia

L ’inserimento di citazioni dotte all’interno della retorica politica non è una consuetudine apportata dall’attuale leader del Partito. In Cina, sin dai tempi più remoti, letterati e personalità governative hanno costantemente inserito all’interno della propria ars oratoria riferimenti alle gesta degli antichi1 o ai Classici, questi ultimi ritenuti essere «la trama del Cielo e della Terra2» , capaci di indicare la via della Sapienza e tramandare insieme eccellenza morale ed eleganza stilistica. Più che un puro espediente retorico per ostentare la propria erudizione, le citazioni dotte erano, dunque, un modo per avvalorare le proprie affermazioni servendosi dell’autorevolezza di un mondo la cui saggezza non era necessario dimostrare (Scarpari, 2015). L’unica battuta di arresto di questa pratica si ebbe tra il 1949 e la fine degli anni ’70, quando il rimando alla letteratura classica era considerato nient’altro che la manifestazione delle vestigia di un passato, di un sistema granitico obsoleto e malato, che bisognava rivoluzionare, in quanto responsabile dell’arretratezza culturale, sociale, economica e politica, che rendeva la Cina un facile strumento delle Potenze occidentali. Il processo di recupero della tradizione da parte della classe dirigente è un fenomeno che è avvenuto gradualmente e in modo sotterraneo, senza accenni espliciti seppur allusivi (Scarpari, 2015). Pertanto, non stupisce che all’interno del discorso pronunciato da Xi Jinping il 21 gennaio 2016, nel corso della sua visita diplomatica alla sede generale della Lega Araba a Il Cairo, fosse inclusa una citazione proveniente dal Mengzi 3B.23.

Guardando al testo classico, la pericope fa parte di un passaggio più ampio, in cui Mencio tenta di formulare una definizione del dazhangfu 大丈夫 «la persona di grande valore», asserendo che egli li tianxia zhi zheng wei, xing tianxia zhi dadao 立天下之 正位,行天下之大道 «occupa stabilmente posizioni di responsabilità nel mondo e mette in pratica ovunque il grande magistero [degli antichi sovrani]4» . Pur senza esplicitarne la fonte, il richiamo del leader politico cinese a concetti classici, quali tianxia dadao 大道, non è di importanza trascurabile in quanto ridefinisce, secondo paradigmi tradizionali, la visione che la Repubblica Popolare ha del mondo e del suo ruolo all’interno del panorama nazionale e internazionale. Dal punto di vista filologico, il termine non compare prima della dinastia Zhou (ca. 1045 – 256 a.C.), quando, per legittimare il proprio potere, i successori degli Shang (ca. 1600 – 1045 a.C.) elaborarono il concetto di Cielo, insieme a quelli di tianming 天命 «Mandato Celeste» e di tianzi 天子 «Figlio del Cielo5» . Tuttavia, è solo con il Periodo delle Primavere e degli Autunni (770 – 454 a.C.) e quello che lo seguì, degli Stati Combattenti (453 – 221 a.C.), che tianxia si fissò all’interno della coscienza cinese, venendo indistintamente impiegato dalle Cento Scuole con un valore filosofico-politico. Ѐ doveroso puntualizzare che i testi antichi non abbiano mai fornito una definizione chiara del termine, forse perché considerata superflua ed evidente, e che, non riferendosi ad uno spazio fisico quanto invece ad uno concettuale, il suo significato si sia sempre più affinato nel tempo. Stando ad una traduzione letterale, tianxia sarebbe «tutto ciò che vi è sotto il Cielo», il mondo, per l’appunto, ma concepito come un ordine gerarchico universale, in cui il grado di Virtù dei suoi membri, ossia gli uomini civilizzati propriamente detti, i “barbari” e gli animali, determina il posto che essi occupano al suo interno. I risvolti politici di tale visione non sono di poco conto: vi è un potere ideale ed eterno, legittimato dalla sua Virtù a trascendere le divisioni e a costruire uno spazio politico universale (Ji, 2008). Sul piano storico, seguendo tale idea, Ying Zheng, il sovrano dello Stato di Qin, unificò nel 221 a.C. il territorio degli Stati fino ad allora in conflitto fondando così la prima dinastia imperiale della storia della Cina.

2. Un Paese, due sistemi?

Nel 1984, con la Dichiarazione congiunta sino-britannica firmata dall’allora Primo Ministro cinese Zhao Ziyang e il suo omologo britannico Margaret Thatcher, si stabilì il ritorno formale di Hong Kong sotto la sovranità della Repubblica Popolare Cinese. Secondo tale accordo, a partire dal 1o luglio 1997, il governo di Pechino si impegnava a mantenere invariati il sistema politico ed economico dell’ex-colonia britannica per un arco temporale di 50 anni, aderendo così pienamente al principio yi guo liang zhi 一国两制6 «un Paese, due sistemi» formulato da Deng Xiaoping solo pochi anni prima, nel 1979. Tale approccio di governo si fonda sul presupposto che esista un’unica Cina propriamente detta, in cui convivano armoniosamente i sistemi socialista e capitalista vigenti ad Hong Kong, Macao e Taiwan7. Tuttavia, se si può affermare che fino ai primi anni del nuovo secolo la situazione nell’ex-colonia britannica sia stata pressoché stabile e gli accordi rispettati, i fatti che hanno portato ai movimenti di protesta studenteschi (2012), alla Rivoluzione degli Ombrelli (2014), alla nascita di Demosistō (2016), l’incarcerazione dei suoi leader (2017), l’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale e la conseguente limitazione alla libertà di stampa (2020), sembrano suggerire un’inversione di tendenza. Questa drammatica escalation verso «un paese, un sistema» riflette una visione politica di uno Stato che si percepisce come forte, unitario, accentratore e che, quindi, per sua natura sfavorisce qualsivoglia principio di autonomia. Il parallelo e graduale recupero della tradizione da parte della classe dirigente, sembra, inoltre, aggiungerne una sfumatura da civilizzatore. Solo un anno prima dello scoppio delle prime proteste, Hu Jintao spronava i propri quadri a porsi come modelli esemplari di condotta, coltivando la propria integrità morale. Il 1° marzo 2013, in occasione dell’80° anniversario della fondazione della Scuola centrale del Partito comunista cinese, il suo successore Xi Jinping esortava la platea a dedicarsi con impegno allo studio della letteratura classica per affinare l’erudizione, la visione della vita e i valori etici che un buon funzionario deve possedere per essere definito tale. Un messaggio, quest’ultimo, che deve essere letto alla luce della campagna anti-corruzione avviata sin dagli albori della sua ascesa come leader. Come Scarpari (2015) ha ulteriormente sottolineato, «l’immagine che Xi Jinping vuole accreditare di sé sembra essere quella del junzi 君子 confuciano, ‘la persona esemplare per virtù e nobiltà d’animo’, colta e raffinata e che possiede l’educazione, le doti morali, l’integrità, la rettitudine e le capacità necessarie per muoversi in armonia con il mondo in cui vive8, traendo ispirazione dal magistero degli antichi sovrani e dei saggi del passato».

Conclusione

Da questa breve analisi, pare, dunque, chiaro che il modo in cui la Repubblica Popolare Cinese guarda oggi al passato determini la visione che essa ha del mondo e del suo ruolo all’interno del panorama nazionale e internazionale. Non essendo più uno strumento delle Potenze occidentali, ma uno Stato forte e accentratore, immerso in un ordine gerarchico universale basato sull’integrità morale, si propone, pertanto, come Potenza ideale ed eterna (diretta discendente del glorioso impero), come guida ed esempio sul piano internazionale, legittimata dalla propria Virtù ad unificare il suo tianxia (come fece Ying Zheng, a suo tempo)che oggi si concretizza con la piena restituzione di Hong Kong alla madrepatria e domani con la restante Taiwan.

Note

1 – Come non ricordare, su tutti, la celebre pericope contenuta nel Lunyu 論語 7.1 attribuita al Maestro stesso: 述而不作, 信而好古,竊比於我老彭。 “Trasmetto, non creo: credo negli antichi, li venero e, nel far ciò, oso paragonarmi al Venerabile Peng”. La traduzione qui proposta è quella di Andreini (2012).


2 – Cfr. Xunzi 荀子 21/5/10 e Zuozhuan 左傳 10·28·3/9.

3 – Per la trascrizione dell’intero discorso, si rimanda a 习近平在阿拉伯国家联盟总部的演讲(全文)-新华网 (xinhuanet.com)

4 – La traduzione qui proposta è di Scarpari (2015).

5 – In epoca Shang il termine utilizzato era sifang 四方. Per approfondimenti sull’argomento si veda YOU Yifei 游逸飞 (2009).

6 – Formula abbreviata di yi ge guojia, liang zhong zhidu 一个国家,两种制度.

7 – Quest’ultima, da sempre considerata come legittimo territorio della RPC. Tra le più recenti rivendicazioni, si ricordano le parole di Zhao Lijian, portavoce del Ministero degli Esteri: “Taiwan è parte inalienabile del territorio cinese” (25 gennaio 2021).

8 – Cfr. Lunyu 13.23.

Bibliografia

Andreini, A. (2012) Trasmetto, non creoPercorsi tra filologia e filosofia nella letteratura cinese classica, Venezia, Cafoscarina, pp. 7 – 12.

Lippiello, T. (2006) Dialoghi, Torino, Einaudi, pp. 10 – 11.
Scarpari, M. (2013) Mencio e l’arte di governo, Venezia, Marsilio, pp. 11 – 54.

Scarpari, M. (2015) “La citazione dotta nel linguaggio politico cinese contemporaneo”, Annali di Ca’ Foscari. Serie orientale, Vol. 51, pp. 163 – 178.

JI Zhe (2008) Tianxia, retour en force d’un concept oublié Portrait des nouveaux penseurs confucianistes Available at *20081203_tianxia (laviedesidees.fr), pp. 1 – 14.

YOU Yifei 游逸飞 (2009) sifang, tianxia, qunguo—— zhouqinhan tianxiaguan de biange yu fazhan 四方、天下群國——周秦漢天下觀的變革與發展 (sifang, tianxia, qunguo; cambiamento ed evoluzione del concetto di tianxia in epoca Zhou, Qin e Han)

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