Inondazioni, terremoti, epidemie: L’Ombra del Mandato Celeste sull’era dell’ “Imperatore” Xi Jinping

di Jessica Matarrese

La sequela di eventi quali l’epidemia di Coronavirus e le varie calamità naturali duramente abbattutesi sul territorio della Cina continentale negli ultimi anni, in concomitanza all’abrogazione costituzionale del limite di due mandati per la carica di presidente e al recupero dei valori confuciani da parte della classe dirigente della Repubblica Popolare Cinese, non può non richiamare alla mente di chiunque si occupi di Cina antica i concetti tradizionali di tianming 天命 e tianzi 天子. Essendo la figura di Xi Jinping più vicina a quella di un monarca del vecchio impero e sempre più lontana da quella dei suoi omologhi predecessori, si propone pertanto in questo articolo una lettura alternativa della contemporaneità.

Tian, tianming e tianzi

Nel tentativo di comprendere una cultura, è necessario considerare due fattori: la società, da essa retta e creata1, e l’ambiente nel quale entrambe coesistono. Entro tale spazio socio-culturale si condensano sia l’ecosistema naturale preesistente e oggettivo sia quello soggettivo, che una comunità costruisce, organizza, modifica e produce attorno a sé secondo limiti specifici stabiliti dalla cultura di riferimento, la quale è al contempo plasmata da questi stessi limiti, in un continuo processo di interazione reciproca fra i tre elementi. Al di là dei confini tracciati, non v’è che l’ignoto, il disordine, il selvatico, il regno al quale l’essere umano non ha accesso e, pertanto, il dominio delle divinità2 (Raveri, 2006). La traduzione pratica di questo meccanismo si può riscontrare in modo evidente nei miti dell’Inizio di numerose culture, i quali raccontano di un universo caotico al suo stato primordiale, fino all’avvento di un eroe ordinatore che stabilisce la posizione degli elementi naturali e conferisce agli esseri un nome. L’atto di nominare rende ciò che lo circonda utilizzabile, delimitato e, in una certa misura, dominabile. L’universo diviene, a questo punto, «un’immagine simbolicamente regolata, assimilabile e controllabile dall’Uomo» (Leroi-Gourhan, 1977)3.

Per quanto riguarda la cultura cinese, v’è da segnalare che i testi non riportino il nome di un singolo eroe ordinatore, ma le gesta di diversi personaggi vissuti in epoca pre- dinastica tra i quali Pan Gu 盤古, i Tre Augusti e i Cinque Imperatori e Cang Jie 倉頡4. Figure mitiche, eccellenti sul piano morale, ibridi a metà tra esseri umani e dèi, talvolta con fattezze d’animali, ciascuno di loro si sarebbe reso inventore o creatore di un particolare elemento civilizzatore assicurando così pace, progresso e armonia in cielo e in terra per migliaia di anni. Quando la scelleratezza dell’ultimo sovrano Shang (ca. 1600 – 1045 a.C.) rimise di nuovo in discussione5 l’ordine dello spazio e i limiti tra sacro e profano6 facendo ripiombare cielo e terra nel caos, ecco palesarsi altri eroi ordinatori e civilizzatori, questa volta del tutto umani. In occasione della celebre battaglia di Mu Ye, i Zhou (ca. 1045 – 256 a.C.), sconfissero gli Shang, esautorandoli completamente del loro potere. Per far ciò e legittimare, al contempo, l’ascesa di una nuova dinastia, si rese necessario introdurre nuovi concetti all’interno del pensiero politico-religioso cinese, principî che avrebbero funto da inoppugnabile base per quello che sarebbe diventato il mastodontico ingranaggio imperiale: tian 天 «Cielo»7, tianming 天命 «Mandato Celeste» e tianzi 天子 «Figlio del Cielo». «La semplice contemplazione della volta celeste è sufficiente a far scattare un’esperienza religiosa. […]», scriveva il celebre storico delle religioni Mircea Eliade il secolo scorso. Il fatto che il cielo, prima dell’inizio delle esplorazioni spaziali, fosse per l’essere umano infinito, insondabile e ignoto, ne determinava il suo status di regno delle divinità ossia di uno spazio separato rispetto all’Uomo e alla terra sottostante, dove nemmeno la morte riusciva ad arrivare8. Tuttavia, l’idea di tian secondo le credenze precoci cinesi, comprendeva un ulteriore aspetto. Esso era concepito come un’entità, comunemente ad altre forme di religiosità umana, ma a differenza di queste, era del tutto impersonale e imparziale, seguiva un ordine morale universale, al quale l’Uomo doveva necessariamente adeguarsi. Pertanto, i Zhou, richiamandosi ai mitici saggi del passato, si presentarono come i nuovi civilizzatori che avrebbero ristabilito l’armonia fra i tre reami9 grazie al mandato che il Cielo aveva loro conferito. Provvisto del tianming, il sovrano della nuova dinastia diveniva così il tianzi, figlio adottivo del Cielo. Il mandato, infatti, poteva essere revocato e riassegnato in qualsiasi momento, qualora il regnante non si dimostrasse più in possesso delle capacità e delle doti morali necessarie. In tal caso, un nuovo disordine avrebbe pervaso il mondo, anticipato da segnali inequivocabili come carestie, epidemie, inondazioni e terremoti.

Xi Jinping, il nuovo imperatore?

Classe 1953, «membro di quell’aristocrazia rossa che da circa settant’anni governa il Paese» (Scarpari, 2018), Xi Jinping si presenta a livello nazionale con tutte le caratteristiche di un perfetto junzi 君子 confuciano: colto, raffinato, carismatico, irreprensibile sul piano morale, integro e retto, del tutto simile ad un saggio sovrano del passato (Scarpari, 2015). Proprio per questa sua vicinanza ai valori confuciani, tanto condannati dal Grande Timoniere Mao Zedong come espressione delle vestigia di un Passato che aveva incancrenito la Cina imperiale rendendola un facile strumento delle Potenze occidentali, l’attuale leader della Repubblica Popolare viene spesso paragonato ad un imperatore con mire egemoniche ed espansionistiche. Nel 2012, anno della sua ascesa politica come segretario del Partito, l’endemica piaga della corruzione tra i quadri dirigenziali impensieriva non poco l’opinione pubblica cinese, che vedeva in tal modo riproporsi il destino del vecchio impero. La posizione di strenua opposizione assunta in proposito da Xi ha, pertanto, garantito fama e prestigio al nuovo leader che, da una parte, ha dimostrato di possedere non solo il carisma necessario per guidare il Paese verso una nuova e inedita era, ma anche la capacità di ascoltare il popolo; dall’altra, ha così potuto esautorare tutti i possibili detrattori (Pieranni, 2021).
Il messaggio pare, dunque, chiaro: per la RPC, la stagione delle rivoluzioni si è ormai conclusa. Ora è il momento dell’armonia, come già sottolineava Hu Jintao, il predecessore di Xi Jinping, attraverso il principio-slogan della hexie shehui 和谐社会 «società armoniosa». Ad un anno dalla sua elezione, Xi ha avviato l’ambizioso progetto della yidai yilu 一带一路 «Nuova Via della Seta», che si concluderà nel 2049, proprio in coincidenza, affatto casuale, del centesimo anniversario della Repubblica.
L’iniziativa ha l’obiettivo di definire politiche di investimento per lo sviluppo di infrastrutture e l’accelerazione dell’integrazione economica tra i Paesi posti lungo l’antica Via della Seta. Ancora nel 2013, ha accelerato e consolidato la presenza del Paese nel continente africano mediante l’intensa attività di diplomazia e dialogo con i vari governi, i cospicui investimenti e la costruzione di grandi opere, dando così seguito alla cooperazione già iniziata nel 1964 dall’allora Primo Ministro Zhou Enlai10, anche se le critiche ad una possibile mossa neo-colonialista di Xi non sono mancate. Sotto la sua presidenza si sono riaccese con maggior vigore anche le rivendicazioni della Repubblica Popolare su diverse isole del Pacifico: la vicenda più celebre è legata alle Diaoyu/Senkaku rivendicate da RPC, Taiwan e Giappone, ma ancor più teso è il contenzioso tra RPC, Taiwan, Vietnam, Malaysia, Filippine e Brunei per il possedimento delle isole Spratly. Il culmine della presidenza Xi è, tuttavia, rappresentato dalla legge costituzionale del 2018, vero e proprio spartiacque tra presente e futuro, che ha formalmente abolito il limite di due mandati per la carica di Presidente estendendola come carica a vita. In questo modo, le similitudini che posizionano Xi Jinping a metà tra il Grande Timoniere e un imperatore del vecchio impero sono diventate tanto più insistenti quanto verosimili. In effetti, molto del suo operato politico ricorda le gesta del celebre Han Wudi 漢武帝11, il sesto imperatore degli Han Occidentali (206 a.C. – 9 d.C.), uomo di grande cultura, passato alla Storia per le opere infrastrutturali introdotte durante il suo regno, per aver posto le basi dell’antica Via della Seta inviando esploratori sino ai confini del mondo ellenico e per aver punito con fermezza la condotta immorale dei propri ministri e funzionari (Scarpari, 2018). Abbandonandoci per un momento alla pura speculazione, seguendo tale linea di pensiero che vedrebbe in Xi un nuovo imperatore e nel caos fatto di epidemie, inondazioni e terremoti, duramente abbattutesi negli ultimi anni sulla Cina continentale, la perdita del Mandato e del rango di Figlio del Cielo, come leggere, dunque, questi fatti? Ѐ forse iniziato il declino della folgorante carriera politica del leader? Ai posteri l’ardua sentenza.

Note

  1. Per definizione di Treccani si identifica, infatti, come cultura il «complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche e scientifiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico».
  2. Ovviamente, non si tiene conto in questa sede del processo di secolarizzazione al quale è andato incontro l’Uomo solo in età moderna e che, comunque, non nega la rilevanza della sacralità, ancora presente all’interno delle comunità umane.
  3. Leroi-Gourhan (1977) da Raveri (2006) p. 14.
  4. Stando alle fonti, tradizionali o apocrife, Pan Gu sarebbe il primo essere vivente, nato da un uovo cosmico, dalle cui spoglie si sarebbero originati gli astri, la flora, i corsi d’acqua, le alture e l’etnia Han; a Cang Jie, invece, ministro e scriba dell’Imperatore Giallo, sarebbe da attribuire l’invenzione della scrittura logografica cinese. Per quanto concerne l’identità dei Tre Augusti e dei Cinque Imperatori, la letteratura riporta informazioni contradditorie. In linea di massima, tra i primi vengono annoverati Fu Xi 伏 羲 (inventore della divinazione, della metallurgia, del calendario, della pesca, dell’allevamento, della caccia e della musica), Nü Wa 女娲 (sorella e sposa di Fu Xi, avrebbe plasmato gli esseri umani e gli animali dall’argilla, divenendo di fatto la progenitrice di tutti gli esseri viventi secondo una discendenza matrilineare), Shen Nong 神農 (il primo grande agricoltore); tra i secondi, vi si trovano l’Imperatore Giallo 黄帝 (inventore della medicina tradizionale cinese, fondatore della civiltà e antenato di tutti gli Han), Zhuan Xu 顓頊 (nipote dell’Imperatore Giallo, a lui si devono il perfezionamento del calendario, le riforme contro lo sciamanesimo, il passaggio ad un sistema patriarcale e la proibizione dei matrimoni tra membri della stessa famiglia), Ku 嚳 (pro-nipote dell’Imperatore Giallo, è considerato l’antesignano della poligamia, l’inventore di diversi strumenti musicali e melodie tradizionali e il primo ad introdurre la scolarizzazione), Yao 堯 (inventore del weiqi) e Shun 舜 (successore di Yao, stabilì principi afferenti la giurisprudenza e la religione, unità di misura unificate di tempo e peso e diverse tecniche agricole). Trattandosi di figure al limite dell’inverosimile, le fonti sul loro conto sono dispersive e cospicue. Per approfondimenti, si rimanda a LI Jianping 李劍平 (1998) e al lavoro di ricerca di Fracasso (2013a) (2013b) (2013c).
  5. Secondo lo Shiji 史記 (Memorie storiche), compilato da Sima Qian sotto la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) ossia in tempi di molto posteriori rispetto al presunto avvenimento dei fatti, era accaduto anche durante l’ultimo regno della dinastia Xia, la prima mitica dinastia della quale non è ancora stata rilevata alcuna evidenza archeologica. Sull’ascesa e tramonto delle prime tre dinastie si rimanda a Fracasso, come in nota precedente, in aggiunta a Fracasso (2005) (2007).
  6. Sempre secondo Raveri, sacro e profano non sarebbero due categorie opposte, quanto complementari di una medesima logica culturale.
  7. D’ora in avanti, si utilizzerà nel corso del testo il termine con la lettera maiuscola per segnalarne il valore di entità.
  8. L’argomento risulta estremamente affascinante per capire il modo in cui la nostra specie compone metafore, similitudini, associazioni interpretando la realtà circostante. Per approfondimenti si consiglia Eliade (1957).
  9. Si fa qui riferimento ai reami del Cielo, della Terra e dell’Uomo. Il carattere cinese di wang 王 «sovrano» rappresenta magnificamente questa concezione: tre linee parallele simboli dei tre livelli, unite tra loro da un legame centrale. Nel momento in cui il livello intermedio perde il proprio assetto, condiziona anche gli altri due. I risvolti teoretici paiono, a questo punto, chiari.
  10. Per una panoramica più approfondita sulla visita di Stato, si rimanda a Zhou Enlai’s African “Safari” (1963-1964) • (blackpast.org).
  11. Si è preferito qui citare il nome in cinese in modo da distinguerlo da Re Wu, fondatore della dinastia Zhou (ca. 1045 – 256 a.C.).

Bibliografia

  1. Eliade, M. (2013) Il sacro e il profano, Torino, Bollati Boringhieri (ed. or. Das Heilige und das Profane, 1957), p. 76.
  2. FANG Fang 方方 (2020) Wuhan: diari da una città chiusa, Milano, Rizzoli (ed. or. Wuhan Diary, 2020).
  3. Fracasso, R. (2005) Liu Xiang: Quindici donne perverse. Il settimo libro del Lienü zhuan, Costabissara, Angelo Colla Editore.
  4. Fracasso, R. (2007) “Between Legend and History: Notes on Cheng Tang” in C. Le Blanc, R. Mathieu (a cura di), Approches critiques de la mythologie chinoise, Montréal, Les Presses de l’Université de Montréal, pp. 159 – 206.
  5. Fracasso, R. (2013) “Dal mito alla storia: origini, sovrani pre-dinastici e dinastia Xia” in Tiziana Lippiello, Maurizio Scarpari (a cura di), La Cina: dall’età del Bronzo all’impero Han, vol. 1.2, Torino, Einaudi, pp. 5 – 38.
  6. Fracasso, R. (2013) “Divinazione e religione nel tardo periodo Shang” in Tiziana Lippiello, Maurizio Scarpari (a cura di), La Cina: dall’età del Bronzo all’impero Han, vol. 1.2, Torino, Einaudi, pp. 547 – 572.
  7. Fracasso, R. (2013) “Esordi storici: la dinastia Shang” in Tiziana Lippiello, Maurizio Scarpari (a cura di), La Cina: dall’età del Bronzo all’impero Han, vol. 1.2, Torino, Einaudi, 2013, pp. 39 – 76.
  8. LI Jianping 李劍平 (1998) Zhongguo shenhua renwu cidian 中國神話人物辭典 (Dizionario delle figure mitologiche cinesi), Xi’an, Shaanxi renmin chubanshe, pp. 25 – 67 – 179 – 217 – 278 – 380 – 520 – 635 – 654.
  9. Pieranni, S. (2021) La Cina nuova, Roma, Laterza, pp. 51 – 74.
  10. Raveri, M. (2006) Itinerari nel sacro: l’esperienza religiosa giapponese, Venezia, Cafoscarina, pp. 11 – 85.
  11. Scarpari, M., a cura di, (2013) Mencio e l’arte di governo, Venezia, Marsilio, pp. 18 – 19 – 43 – 44 – 45.
  12. Scarpari, M. (2015) “La citazione dotta nel linguaggio politico cinese contemporaneo”, Annali di Ca’ Foscari. Serie orientale, Vol. 51, pp. 163 – 178.
  13. Scarpari, M. (2018) “L’imperatore Wu illumina il sogno di Xi Jinping”, In Asia (il manifesto), 30 aprile 2018, pp. 2-3.
  14. Scarpari, M. (2020) “Ogni epidemia è l’ira del Cielo: vero, Xi Jinping?”, La Lettura (Corriere della Sera), 427, 2 febbraio 2020, p. 29.

Copertina by: Temple of Heaven https://wallhaven.cc/w/3k6g16

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