La cultura delle Haenyeo

di Claudia Zangari

Con il termine Mulot (물옷) vengono generalmente indicati gli indumenti utilizzati dalle haenyeo durante le loro immersioni. Conosciuti anche con il nome di sojungi (소중이) o sokot (속곳) si compone di tre parti: la parte inferiore o Muljeoksam (물적삼); la parte superiore o Mulsojungi (물소중이) e infine il Mulsugeon (물수건) ovvero un copricapo. Jo Jeong-cheol (조정철, 趙貞喆, 1751-1831), poeta del periodo Joseon, riporta nella sua opera intitolata Tamna Japyeong (Canzoni di Tamna; 탐라잡영; 耽羅雜詠, 1812):

잠녀의 옷 한자로 짧아 알몸으로 만경 파도에 무자맥질
요즈음 일은 버겁고 어물은 잡기어려운데
채찍질 예사로 몇 번을 관아에서 다스리던가.
잠녀는 천으로 작은 바지를 만들어 그 음부를 가리는데

사투리로 소중의(小中衣)라고 한다.
알몸으로 바다 속을 들고 난다.

“La corta veste indossata delle jamsu mette in mostra il suo corpo nudo immergersi nel mare
Negli ultimi tempi il lavoro non è abbasta e i pesci son difficili da catturare.
Una jamsu ricava da una stoffa dei calzoncini per coprire le sue intimità, chiamati “Sojungi” nel dialetto locale.
E nuda si tuffa in mare”

Le haenyeo, come affiora dalla poesia, pare inizialmente usassero solamente dei calzoncini da bagno in cotone, chiamati Sojungi nel dialetto locale (termine dal quale deriva Mulsojungi), rimanendo quindi parzialmente nude. Poiché vi era una sottile linea di separazione tra abbigliamento da lavoro e vestiario comune, i sojungi erano usati tanto dalle haenyeo come indumento da lavoro quanto dalle donne locali come indumento intimo.

Oltre alla poesia su riportata vi è, in un’altra opera, un riferimento che potrebbe avvalorare quanto finora detto. L’opera in questione risale al 1791 ed è attribuita ad uno storico del periodo Joseon, Wi Paek Kyu (위백규; 魏伯珪) (1727-1798), intitolata Geumdangdo Seonyugi (Storia di un viaggio in barca all’isola di Geumdang; 금당도선유기; 金塘島船游記):

통포(統浦)에서 해녀가 전복 잡는 모습을 보았는데, 그 알몸을
표주박에 의지한 채 거꾸로 몸을 세워깊은 바다 속으로 들어가니
개구리가 물속에 들어가는 듯, 해오라기가 물속에서나오는 듯한
모습이었다. 차마 눈뜨고 바로 쳐다볼 수 없을 정도였다.

“A Tongpo vidi delle haenyeo catturare abaloni…in piedi, nella loro
nudità, addentrarsi nelle profondità marine come fossero rane ed
uscirne come fossero uccelli. Non ebbi la forza di osservarle a lungo”

A partire dal 1930 i mulsojungi subirono alcune modifiche: venne allargata la circonferenza della vita e venne aggiunta una striscia di tessuto a mo’ di manica, chiamata maechin (매친) in modo da poter coprire il seno. In posto del maechin, le haenyeo più giovani indossavano una canotta chiamata Jokkiheori (조끼허리).
L’introduzione di questi due indumenti rese i mulsojungi più pratici e comodi per le haenyeo da poter indossare. Intorno al 1930, venne introdotta la Muljeoksam (물적삼) ovvero una blusa indossata al di sopra del mulsojungi e legata in vita e ai polsi per facilitare l’impatto con l’acqua.
Durante la stagione invernale la Muljeoksa veniva sostituita da una blusa più pesante
chiamata Mulche (물체). Altro particolare accessorio utilizzato era la ttudegi (뚜데기) ovvero una simil-coperta da mettere sulle spalle usata dalle haenyeo nel Bulteok o durante le uscite di pesca per riscaldarsi.
Ultimo elemento dell’abbigliamento delle haenyeo è il copricapo usato per due motivi principali, ovvero tener fermi i capelli durante le immersioni e proteggere il capo da agenti atmosferici quali il sole e il vento. Inizialmente, nella seconda metà degli anni 10 veniva utilizzato un asciugamano bagnato Mulsugeon (물수건) che però a partire dagli anni 60 venne sostituito dal kkaburi (까부리) molto simile al cappuccio delle moderne tute subacquee.

A partire dagli anni ’70, vennero importate dal Giappone delle mute in gomma Gomuot (고무옷), letteralmente “vestito di gomma”, composte da un cappuccio integrale, un body a maniche lunghe e collo alto, delle braghe che si estendono fin sotto il seno, dei guanti e delle pinne chiamate Oribal (오리발) in coreano. Inoltre, per far fronte alla spinta di Archimede ovvero per vincere la pressione verso l’alto esercitata dall’acqua, è stata incorporata una cintura di zavorra alla quale sono stati aggiunti dei pesi in piombo. Questa è chiamata Yeoncheol (연철) o Napchu (납추).
Così come un orologiaio ha bisogno dei suoi arnesi per far sì che un orologio possa scandire il tempo, anche le haenyeo hanno bisogno di alcuni strumenti per poter far proprio il mare. Ovviamente il primo strumento che salta alla mente, indispensabile per permettere alle haenyeo di poter vedere sott’acqua, è la maschera. Usata a partire dalla fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, era in origine composta da due lenti che coprivano singolarmente gli occhi. Queste erano chiamate ssangnun (쌍눈), jokeunnun (족은눈) o jokswaenun (족쇄눈). A partire dagli anni sessanta alla lente binoculare è subentrata quella monoculare kunnun (큰눈) o wangnun (왕눈), tutt’oggi utilizzata e divenuta uno dei simboli delle haenyeo.
Alla machera sussegue il taewak (태왁) ovvero la boa. Il nome taewak deriva da un tipo di zucca, per l’appunto paktaewak (박태왁), con la quale vennero realizzate le prime boe che furono utilizzate fino agli anni 70’ per poi essere sostituite da taewak in poliestere. Queste zucche venivano forate al centro, levate della parte interna e nuovamente chiuse in modo che l’acqua non vi potesse entrare.

Al Taewak è sempre annodata la mangsari (망사리) che altro non è se la rete da pesca utilizzata per stivare il proprio raccolto. Questa può essere di due tipi:

  1. Heotmulmangsari (헛물망사리): una rete dai fori più stretti ed usata per
    gli abaloni, molluschi e pesci in generale;
  2. Miyeokmangsari (미역망사리): una rete dai fori più larghi ed utilizzata
    per le alghe.

Ultimi, ma non meno importanti, sono gli strumenti utilizzati durante la pesca, vale a dire:

  1. Bitchang (빗창): adoperato per la raccolta dei molluschi (abaloni in particolare) e che permette di staccare dalla roccia i molluschi;
  2. Kolkakji (골각지) o homaengi (호맹이): impiegato per la raccolta dei polpi o dei ricci di mare.
  3. Jaksal (작살) o sosal (소살): un arpone usato per la pesca;
  4. Jeonggehomi (정게호미): una falce usata per le alghe marine.

Il Bulteok (불턱) era il luogo dove anticamente le haenyeo cambiavano le loro vesti, si scaldavano e si preparavano prima di uscire in mare. Null’altro era che un muro costruito in pietra, alto abbastanza da proteggere le haenyeo dal vento e nasconderle dall’esterno. Eppure quello che potrebbe essere considerato uno semplice spogliatoio era per le haenyeo molto di più: era il luogo dove si costruivano relazioni, venivano scambiate informazioni e conoscenze sul mestiere, ci si riposava dalla fatica della pesca scambiando qualche parola l’un l’altra. Sebbene oggi questi siano stati sostituiti a dei moderni spogliatoi per ragioni di sicurezza, alcuni di questi bulteok possono ancora essere visti e seppur le haenyeo hanno cambiato “casa”, hanno portato con sé il significato di quel luogo.

Le haenyeo e lo sciamanesimo

Collocata in una zona remota dai principali centri di cultura, l’isola di Jeju è sempre stata influenzata solo in minima parte dalle “mode” che si son susseguite in questa parte del mondo, mantenendo una propria identità culturale e religiosa. Lo sciamanesimo, musok (무속; 巫俗) o mugyo (무교; 巫敎)1 in coreano, unitamente alla cultura delle haenyeo è uno degli emblemi di Jejudo. Questi due aspetti sono intimamente connessi l’un l’altro, poiché lo sciamanesimo in Corea è sempre stato collegato soprattutto alla figura della donna. Difatti, rispetto a sciamani baksu (박수), sul suolo coreano vi è un maggior numero di sciamane, chiamate mudang (무당) in coreano o shimbang (심방) nel dialetto di Jeju. Possiamo individuare due differenti tipi di sciamano: lo sciamano ereditario, Seseummu (세습무; 世襲巫) e lo sciamano carismatico, Gangshinmu (강신무; 降神巫). Nel primo caso, la mudang diventa tale per ereditarietà, ovvero eredita tale professione dai genitori senza il bisogno di manifestare l’aspetto spiritico che è invece importante per lo sciamano carismatico, in cui lo sciamano diventa tale non dalla nascita bensì in seguito a una manifestazione, una possessione spiritica che si presenterà nel corso della sua vita.

Sull’isola di Jeju e in generale su tutto il sud della penisola, prevale il primo tipo di sciamano, ovvero lo sciamano ereditario. I riti sciamanici, chiamati gut (굿), che si svolgono sull’isola di Jeju, in particolare nei villaggi costieri, riguardano l’abbondanza e la sicurezza del mondo marino.

Il Yeondeunggut (영등굿) è un gut celebrato da oltre 500 anni che si compone di due riti dedicati alla dea del vento Yeondeungsin (영등신), affettuosamente chiamata nonna Yeondeung (Yeondeung halmang; 영등할망). I due riti sono svolti in momenti temporali diversi dacché riguardano l’uno l’arrivo della divinità, l’altro il suo commiato, rispettivamente yeondeunghwanyeongje (il rito di benvenuto di Yeondeung; 영등환영제) e il yeondeunsongbyeolje (rito per la dipartita di Yeondeung; 영등송별제). Yeondeung halmang giunge sull’isola solo una volta l’anno e per un periodo di due settimane caratterizzate da un forte vento, simbolo della presenza della divinità sull’isola. Questo lasso di tempo è soprannominato Yeongdeungdal (영등달; il mese della dea del vento) poiché l’avvento della divinità sull’isola è indice di transizione stagionale ovvero di passaggio dall’inverno alla primavera. Il yeondeunghwanyeongje ricorre il primo giorno del secondo mese lunare, giorno in cui Yeondeung halmang giunge ad Hansu-ri, nella costa nord-occidentale dell’isola per poi andar via attraverso Udo, un’isoletta nella costa nord-orientale, il quindicesimo giorno del secondo mese lunare, in cui ha luogo il yeondeunsongbyeolje. Si dice che durante la sua permanenza sull’isola la dea porta con sé abbondanza, piantando semi nei campi e alghe nel mare, garantendo un buon raccolto e una buona pesca. In ogni villaggio vi è una propria tradizione del Yeondeunggut. Tra questi il più importate è senza dubbio il jeju chilmeoridang yeodeunggut (제주칠머리당영등굿) chiamato così dal nome del luogo in cui prende atto, ossia il santuario di Chilmeori nel villaggio di Geonip-dong.
Lo yeondeunggut è diventato, nel settembre del 2009, uno degli otto patrimoni orali e
immateriali dell’UNESCO del paese.

A differenza di altri riti, come ad esempio lo yeondeunggut, il jamsugut (잠수굿) può essere considerato esclusiva delle haenyeo. Già come si evince dal nome jamsugut ovvero il gut delle Jamsu o meglio il “rito delle tuffatrici”, tale rituale è considerato dalle haenyeo strettamente legato alla loro sopravvivenza poiché è dedicato alle divinità da esse ritenute più importanti ossia il dio drago del mare, yowang (용왕) e sua moglie Yowangbuin (용왕부인 o Yowanghalmang, 용왕할망). Il rito si tiene annualmente l’ottavo giorno del terzo mese secondo il calendario lunare, durante il quale le haenyeo organizzano nei vari villaggi costieri delle vere e proprie feste con banchetti e riti per intrattenere le divinità e ottenere la loro benevolenza al fine di proteggerle dai pericoli del mare e concedere loro abbondanza di pesci e alghe. Il jamsugut si compone di un rito per il benvenuto a Yeowang (Yeowangmaji , 용왕맞이); vi è poi il Yowangjilchim (요왕질칠), un rito volto a spianare la strada a Yowang e il suo seguito; e infine il Ssideurim (씨드림) e Ssijeom (씨점), dei riti per l’abbondanza e ricchezza. Il jamsugut più conosciuto è quello celebrato a Donggimnyeongri, nella città di Gujwa-eup. Ogni anno un centinaio di haenyeo si radunano qui per il Donggimnyeongri jamsugut. A tale rito partecipano non solo le haenyeo ma anche persone di alto profilo come ufficiali dei villaggi, delle città o della provincia a testimonianza dell’importanza del rito.

Infine vi è lo Haesindang (해신당) o santuario del dio del mare è un santuario dedicato a Yowang e a Yowangbuin, le quali figure sono esposte come simbolo di culto. Le haenyeo si recano qui a pregare per la loro sicurezza in mare e per una buona pesca. Trattandosi di un santuario non vi è un limite imposto da una data prefissata e per questo le haenyeo vi si possono recare ogni giorno.

Note

  1. La sillaba Mu (무) deriva dal carattere cinese Wu 巫 (sciamano) che rappresenta l’unione di cielo e terra attraverso due persone danzanti, identificate come sciamani.

Bibliografia

  1. Yang, J. (1988). Korean Shamanism: The Training Process of Charismatic’Mu-
    dang’. Folklore Forum 21(1), pp. 20-40.
  2. Hae Kyoung Ghoa, Mi Seon Kwon, 2009, ‘The Culture and Livelihood of the Haenyeo’, Journal of Cheju Studies, vol. 32,no. 0, pp. 229-259. 좌혜경, 권미선, 2009, ‘제주해녀의 생업과 문화’, 제주도연구.
  3. Hilty, A., Brenda Paik Sunoo and Lee, S.-E. (2015). Jeju haenyeo : stewards of the sea. Jeju Si, Jeju, South Korea: Jeju Sea Grant Center.
  4. National intangibile heritage center. (2016). Culture of Jeju haenyeo 제주 해녀문화 , 국립 무형 유산원.
  5. Yoon, S. H.(2012). Development of cultural tourism products applying Jeju traditional woman diver’s clothing. Graduate master thesis, Jeju National University, Jeju, Korea. 제주 전통 해녀복을 응용한 문화 관광 상품 개발. 제주대학교 대학원 석사학위논문.

Sitografia

  1. Ederer D. (2011). A ceremony to celebrate spring. Jeju Weekly. Disponibile da:
    http://www.jejuweekly.com/news/articleView.html?idxno=1375
  2. Hevesy E. (2015). UNESCO-listed Chilmeoridang Yeongdeunggut – JEJU WEEKLY. [online] [Consultato il 20 ottobre 2021].Disponibile da: http://www.jejuweekly.com/news/articleView.html?idxno=4681.
  3. Hilty A. (2014). “Haenyeo communal bonds”. JEJU WEEKLY. [online] [Consultato il 20 ottobre 2021] Disponibile da: http://www.jejuweekly.com/news/ar-ticleView.html?idxno=4471.
  4. Nfm.go.kr. (2021). Encyclopedia of korean folk cultura. [online] [Consultato il 23 Oct. 2021]. Disponibile da: https://folkency.nfm.go.kr/kr/main
  5. http://www.shamanism.sgarrigues.net/

Coperina by: “Haenyeo before the Dive” by Baraka50 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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