Il Cinema Coreano nel periodo dell’occupazione giapponese

di Emanuela Caputo

Uno degli aspetti più distintivi del cinema coreano è la forte componente politica che ha dominato in larga parte il suo intero sviluppo; sin dalla sua introduzione esso è stato influenzato e soggetto a opere di censura da parte degli apparati governativi che si evolveranno e alterneranno in Corea sin dalla fine dell’Ottocento, per poi arrivare ad un periodo di grande apertura e di democratizzazione, in cui la penisola, con particolare riferimento al Sud, conoscerà un’ampia libertà di espressione artistica.
Il seguente articolo si propone dunque di introdurre quelli che sono i tratti distintivi del cinema coreano in particolare negli anni del Novecento, che videro la penisola occupata dai giapponesi, evidenziando quindi quanto parallelamente ad una forte propaganda, la Corea si accingeva all’utilizzo della cinematografia come resistenza verso gli oppressori e come ricerca di una propria identità.
Durante il periodo coloniale giapponese (1910 – 1945) il governo provvide severamente e ripetutamente a sopprimere tutti quei film che avrebbero potuto in qualche modo ispirare sentimenti anticoloniali tra la popolazione coreana e, parallelamente, ad incentivare la creazione di pellicole rivolte ad alimentare una forte componente filonipponica volta a legittimare la propria presenza sul suolo coreano.
Questo imprescindibile legame con gli assetti governativi ha fatto sì che la Corea, anche dopo la divisione della penisola nel 1945, esprimesse una propria identità culturale, le proprie tradizioni, le proprie caratteristiche sociali anche all’interno delle pellicole, e così sarà fino all’espansione di un impianto capitalistico del Sud, che invece sperimenterà anche altre forme di espressione.

L’introduzione dei film in Corea

L’introduzione delle pellicole e del mondo cinematografico in Corea risale al periodo immediatamente successivo al 18761 , una data ricordata in particolar modo, per il più noto Trattato di Kanghwa 강화도조약, che vide dunque un’apertura forzata da parte della penisola verso il commercio estero, in particolare occidentale, patrocinata in larga parte dal Giappone. Tale contesto storico, che si inserisce all’interno del più ampio arco temporale della Dinastia Joseon (1392 – 1910), fu caratterizzato da una progressiva introduzione dei costumi e delle tradizioni occidentali, talvolta accolti in maniera del tutto pacifica, talvolta motivo di accesi scontri e conflitti con la controparte straniera. Le pellicole, iniziale motivo di curiosità e stupore, furono in origine utilizzate da parte dell’Occidente come propaganda imperialista per fini per lo più economici e politici e saranno, infatti, le ambascerie, i diplomatici, i missionari ad introdurre i primi film con lo scopo di presentare alle alte cariche governative la cultura occidentale, quello che l’Occidente reputava civilizzazione, o ancora la grande prosperità di cui quest’ultimo beneficiava. I film erano anche espressione delle strategie di marketing di note compagnie e aziende del tempo, quali la Hansong Electric Company e la Yongmi Tabacco Company, che li sponsorizzavano per incrementare le proprie vendite e profitti, o ancora come proselitismo di gruppi politici filonipponici, che volgevano ad incrementare la componente e l’influenza giapponese presso il governo coreano; saranno infatti introdotti al grande pubblico solo nel 1903, data cui risale la prima grande proiezione di una pellicola in Corea.

I primi film coreani2

L’influenza dei film stranieri e il patrocinio riservato ad essi dal governo nipponico furono senz’altro un ostacolo iniziale per i coreani, poiché a quest’ultimi non era possibile accedere a fondi particolari o a investimenti rivolti alla realizzazione di proprie pellicole.

La letteratura, in tale ambito infatti, è ampiamente dibattuta sulle dinamiche e condizioni, mediante cui si dovrebbero ritenere e studiare i film di tale periodo, considerata la grande confusione e il grande clima politico, che non facilitava, vexata quaestio, la produzione creativa. Problemi quali la realizzazione, la presentazione, il pubblico a cui erano rivolti determinati film, attanagliano ancora oggi molti studiosi, che risultano ad ogni modo concordi nel ritenere come starting point del cinema coreano The Righteous Revenge. Realizzato nel 1919 dal regista Kim Tosan e girato con l’ausilio di un cameraman di origini giapponesi, fu proiettato il 27 Ottobre come supporto dello spettacolo teatrale3 omonimo nel Teatro Tansongsa, nel cuore di Seul. Racconta della vendetta di Songsan nei riguardi della matrigna, desiderosa di ottenere la sua eredità, dopo averne cospirato l’assassinio, ovviamente sventato.

L’importanza di tale pellicola marca non solo la nascita di un vero e proprio bagaglio culturale cinematografico, che si imporrà nei decenni a venire, ma anche perché riuscì a trasportare sullo schermo scene di vita quotidiana, evidenziando sin da subito la focalizzazione sull’identità culturale coreana.

Altro film interessante è The Plighted Love under the Moon (월하의 맹서, 1923). Scritto e diretto da Yun Paengnam, fu prodotto dal governo coloniale giapponese con un acceso intento di mostrarsi come portatore di pace e di prosperità, ricollegandosi dunque a quanto già affermato in merito alle grandi opere di propaganda attuate sin da subito dai nipponici, ed è quindi in maggior modo immagine dell’epoca coloniale presa in esame.

Un’ulteriore materia di spunto è il film The Tale of Ch’unhyang 춘향전, primo grande esempio di cinema sonoro4 coreano, diretto da Yi Myongu, fu prodotto dai Kyongsong Studios e fu anch’esso finanziato dal governo giapponese nel 1935.
Racconta la storia di un amore impossibile tra una donna appartenente ad una classe sociale poco abbiente e di un uomo, invece, appartenente ad un influente famiglia del periodo Joseon. L’importanza della pellicola è da attribuire allo sviluppo in ambito tecnologico-cinematografico della penisola, che per la prima volta riesce a realizzare con mezzi e conoscenze locali il primo grande film sonoro della sua storia, che sarà per più decenni proposto da numerosi registi, ed è inoltre rilevante sottolineare quanto i riferimenti a epoche passate, come appunto avviene nella trama del film, saranno messaggio di resistenza e impulso di notevole portata verso un cinema propriamente coreano, finalizzato alla ricerca nel passato di un’identità nazionale, che l’occupazione cercherà più volte di sopprimere. Sono questi gli anni in cui i coreani saranno privati della propria lingua, della propria cultura, della propria libertà di espressione, eppure, sebbene siano stati esempio di una politica tirannica e assolutista, verranno ricordati come l’età d’oro della cinematografia coreana (1926 – 1934)5.

Foto 1. The Tale of Ch’unhyang (1935)

Il film patriottico per eccellenza, che in modo maggiore esprime in forma artistica la resistenza da parte coreana all’occupazione giapponese, è la pellicola Arirang (아리랑, 1926). Basata su una canzone popolare, dalla leggenda traspare che fu cantata da un uomo condannato a morte alla vigilia della sua esecuzione. Diretto dal regista Na Woon Kyu è una storia di resistenza e un implicito attacco all’imperialismo giapponese, ampiamente accolto dagli spettatori, tanto da essere ritenuto il film di maggiore successo e incassi del periodo.

Foto 2. Arirang (1926)

Nello stesso anno sopracitato, il governo giapponese si apprestò a emanare una legge che regolasse la produzione cinematografica, la Motion Pictures and Films Censorship Regulations, che sarà nuovamente approvata nel 1928, e poi sostituita nel 1934 dalla Motion Pictures Surveillance Regulations. Il lavoro di censura da parte dei nipponici era maggiormente avvalorato mediante comandi di polizia provinciali che sorvegliavano ora l’audience, ora i teatri al momento di ogni proiezione e diventarono sempre più autoritari con l’approvazione della Choson Film Regulations nel 1940, una legge che legittimava il governo a perseguire compagnie cinematografiche coreane, che non producevano film filonipponici, arrivando a proibire definitivamente qualsiasi tipo di pellicola che non elogiasse l’invasore. Erano inoltre distribuiti in maniera massiccia film italiani e tedeschi in concomitanza con la Seconda Guerra Mondiale. Il numero, la tipologia di film, la distribuzione erano sotto lo stretto controllo del governo e furono molti i registi coreani che non poterono fare a meno di seguire le direttive governative. Nel 1942 fu proibito ai coreani di utilizzare la propria lingua nella stesura e nella realizzazione dei film, tanto da poter adoperare la sola lingua giapponese: negli anni che videro coinvolti l’intero globo nella Seconda Guerra Mondiale tutti i film prodotti in Corea quindi furono scritti in giapponese, dalla semplice sceneggiatura e dal semplice titolo ai nomi stessi di registi e attori, opportunamente traslitterati.

Ad ogni modo nonostante la censura e la propaganda filonipponica il cinema coreano trovò le sue origini proprio in questo contesto e furono ben 160 i film prodotti a livello nazionale. Tra essi il genere più ben accolto fu quello degli Shinp’a, letteralmente “New School drama”, in cui gli spiccati toni melodrammatici volgevano a raccontare storie d’amore, di omicidio, di relazioni clandestine, di sesso e di soldi. Il successo del genere fu principalmente dovuto proprio al contesto storico di cui si è discusso, perché rappresentavano una sorta di evasione da una realtà crudele.

Altra risonanza l’avranno invece i Film di Tendenza, emblema di quanto sarà poi rappresentato dalla cinematografia nordcoreana e molto utilizzati dal KAPF6 ; saranno immagine della lotta tra classi e si porranno da ponte con la produzione successiva.

In conclusione è giusto affermare quanto la cinematografia coreana abbia rappresentato sin dalla sua nascita un importante input di studio della cultura stessa della Corea, perché proprio da questa sua propensione alla resistenza, alla contestualizzazione sociale, è riuscita ad assumere toni del tutto propri e diversi rispetto alla cultura cinematografica di qualsiasi altro paese.

Note

  1. Vi è un’ampia letteratura e un acceso dibattito relativo alla data esatta di introduzione delle pellicole in Corea. Si citano ad ogni modo il 1899, anno in cui presumibilmente l’americano Elias Burton Homes ha appunto introdotto i primi film nella penisola e il 1897, data invece suggerita dal regista Aya Ichikawa.
  2. In tale sede, per “film coreano” e “cinema coreano” sin intendono tutte le pellicole e tutti quei film scritti e prodotti da registi coreani.
  3. Tali film di “supporto” ad un’opera teatrale erano chiamati Kino Drama.
  4. Sino al film The Tale of Ch’unhyang i film erano perlopiù muti.
  5. Creating a National Cinema: The South Korean Experience, Asian Survey, Vol. 24, No. 8 (Aug., 1984), pp. 840-851
  6. Korean Artista Proletariat Federate in Esperanto.

Bibliografia

  1. Hyangjin Lee, (2000). Contemporary Korean Cinema, Identity, Culture, Politics.
    Manchester University Press.
  2. Sangjoon Lee, (2019). Rediscovering Korean Cinema. University of Michigan Press.
  3. Thomas D., (1984). Creating a National Cinema: The South Korean Experience. Asian Survey, vol. 24, no. 8, pp. 840 – 851.
  4. Brian Y., Ae-Gyung S. (2003). Lost Memories of Korean Cinema: Film Policies During Japanese Colonial Rule, 1919-1937. Asian Cinema, Fall/Winter.
  5. Young-Il L., Young-Chol C. (1998). “Early Days of Motion Picture Production.” The History of Korean Cinema, pp. 25-40. Seoul: Jimoon-dang Publishing.
  6. You Hyun Mok. (1997). History of Korean Film Development. Seoul: Chaeknuri Press.
  7. Dong Hoon K. (2009). Segregated cinemas, intertwined histories: the ethnically segregated film cultures in 1920s Korea under Japanese colonial rule. Journal of Japanese and Korean Cinema, vol. 1, pp. 7 – 25.
  8. Jooyeon Rhee. (2009). Arirang, and the making of a national narrative in South and North Korea. Journal of Japanese and Korean Cinema, vol. 1, pp. 27 – 43.

Sitografia

  1. Lee Ji-Youn. Korea’s Classical “Chunhyangjeon” (The Story of Chunhyang) Made into Film. Google Arts and Culture, Film Archive.
    https://artsandculture.google.com/exhibit/wQwYHVsV
  2. Lee Gyu-lee. (2019). ‘Righteous Revenge’ marks birth of Korean cinema. The Korea Times. https://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2019/10/689_277694.html
  3. Korean Culture Center. (2019). 100 Years of Korean Cinema. https://kccuk.org.uk/en/koreaonline/100-years-korean-cinema/

Immagini

Foto 1. The Tale of Ch’unhyang: https://lostmediawiki.com/Chunhyangjeon_(lost_Korean_sound_film;_1935)

Foto 2. Arirang (1926): https://www.imdb.com/title/tt0149706/

Copertina by: Straits of Chosun (조선해협, Joseonhaehyeob, 1943) https://windowsonworlds.com/2019/02/20/straits-of-chosun-%E6%9C%9D%E9%AE%AE%E6%B5%B7%E5%B3%BD-%EC%A1%B0%EC%84%A0%ED%95%B4%ED%98%91-park-gi-chae-1943/

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