La guerra in Ucraina e l’inaspettato umanitarismo del Giappone

Ilaria Canali (contributo esterno Giappone)

Con il procedere della Guerra in Ucraina e dell’invasione russa per la conquista di più territori all’interno del paese, aumenta anche il numero di persone aventi bisogno di assistenza sul luogo oltre a coloro che lasciano il paese per mettersi in salvo, soprattutto donne e bambini. La maggioranza scappa nei paesi limitrofi, quali Polonia, Romania, Ungheria, Slovacchia e Moldavia, per trovare pace, mettere in salvo i propri cari o per accedere ai territori dell’Unione Europea e raggiungere magari famigliari residenti nell’Europa dell’ovest. Ad oggi (metà Marzo 2022), i profughi, cioè coloro che hanno abbandonato la propria terra a seguito di eventi bellici, si stima siano 2,3 milioni1. Memori del comportamento dell’Unione Europea a fronte dell’emergenza migratoria dello scorso decennio, c’era da aspettarsi una reazione simile. Ma, questa volta l’UE si è dimostrata più compatta del solito, non solo nella condanna dell’invasione e nell’incremento delle sanzioni ma anche a livello umanitario. Infatti sono da subito stati organizzati corridoi umanitari volti a distribuire il carico dei nuovi migranti in maniera proporzionale a tutti gli stati membri. Inoltre, la commissione europea ha proposto un visto umanitario a tutti gli ucraini in fuga dal conflitto, valido 1 anno con possibilità di rinnovo fino a tre. I disaccordi sul trattato di Dublino2 sembrano un lontano ricordo. Rispetto al 2014 quando Putin compì l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, la reazione dell’UE non ha esitato a mostrarsi e, nella condanna dell’invasione ha trascinato con sè anche molti paesi, che sebbene lontani dal conflitto, vantano rapporti duraturi di tipo diplomatico ed economico con i paesi ‘dell’ovest’. Tra questi il Giappone è un attore importante nello scenario internazionale. 

Il Giappone infatti, sin dal secondo dopoguerra, è sempre stato molto legato e influenzato dagli Stati Uniti e più in generale dall’Occidente, seppure mantenendo una sua indipendenza e  posizione in tema di politica estera. Essendo parte importante del sistema internazionale e difensore dei valori della democrazia liberale, allo scoppio del conflitto la reazione del governo di Tokyo non si è fatta attendere ma ancora più tempestiva e decisa è stata la risposta della società civile, che nelle grandi città giapponesi, si è radunata in grandi proteste3 per la pace e a difesa degli ucraini, unendosi alle altre manifestazioni in varie piazze del mondo. Un’altra notizia degna di essere menzionata riguarda l’accoglienza di persone in fuga dal conflitto. La dichiarazione, fatta appena due settimane dopo l’inizio della guerra dal Primo Ministro (PM) Fumio Kishida, è avvenuta successivamente alle decisione UE di ‘spartirsi’ le persone bisognose di protezione umanitaria. Per chi non fosse mai stato interessato alla questione migratoria in Giappone, questa decisione del governo giapponese può non avere molta rilevanza ma in realtà essa rappresenta una scelta insolita ed inaspettata con un solo precedente nella storia4. Il Giappone si è sempre distinto per le rigide politiche riguardanti l’ingresso degli stranieri nel paese in generale ed ancora di più per i richiedenti protezione umanitaria. Dei paesi del G7 è quello con il numero più basso di persone aventi visto umanitario a fronte del numero di richieste. Per questo, è più volte stato criticato dalla comunità internazionale. Per dare un’idea in termini numerici, dal 2011 al 2020 il numero di richiedenti asilo cui è stata riconosciuta una qualche forma di protezione umanitaria è di 1390 a fronte delle 23700 richieste in attesa di essere esaminate5 a fine 2020. Il paese infatti, è noto per l’interpretazione molto rigida della definizione di rifugiato data dalla Convezione di Ginevra del 1951. Per questo motivo la protezione umanitaria o lo status di rifugiato vengono concessi solo a coloro che sono in grado di dimostrare che la loro singola persona è in pericolo nel paese di provenienza. Cosa alquanto difficile da dimostrare per l’assenza di documenti e/o altre prove. Tuttavia, la guerra in Ucraina ha decretato un cambio di rotta per le politiche del paese che, citando le parole del PM Kishida6risponderà da un punto di vista umanitario’. Tokyo ha inoltre annunciato che prima si focalizzerà sul portare in salvo i parenti dei cittadini Ucraini residenti in Giappone, ma allo stesso tempo non limiterà gli accessi al paese alle persone in fuga in generale. Viene spontaneo chiedersi: come mai questa improvvisa apertura da parte di un paese noto per le politiche molto rigide in tema di immigrazione, indipendentemente dal periodo storico? Per fare un po’ di chiarezza, riguardo le motivazioni dietro la tempestiva decisione del governo di Tokyo ad aprire le frontiere, occorre guardare alla situazione non solo da un un punto di vista umanitario ma politico-strategico.

 Tra le principali ragioni possiamo annoverare: 

Il mostrare la propria vicinanza all’Occidente7

Rispetto al 2014, anno dell’annessione della Crimea da parte della Russia, la risposta del Giappone a seguito dell’invasione in Ucraina non si è fatta attendere. Infatti, nel 2014, Shinzo Abe, il PM di allora e molto vicino agli Stati Uniti di Barack Obama, si unì alle sanzioni internazionali con molto riserbo e per questo venne aspramente criticato. Le azioni di condanna giapponesi vennero considerate ‘tiepide’, tardive e insufficienti, tutta un’altra storia dalla reazione attuale. Il PM Kishida si è fatto trovare pronto ad unirsi ai paesi occidentali non solo con dure sanzioni8 imposte alla Russia ma anche con una risposta umanitaria.

L’inasprimento dei rapporti con la Russia per delle Isole al Nord9

Il motivo per cui nel 2014 Abe assunse volontariamente un approccio cauto, mantenendosi vicino all’occidente ma senza inasprire i rapporti con il Cremlino, riguardava la faccenda irrisolta dal secondo dopoguerra, di un gruppo di isolette parte delle Curili a nord dell’Hokkaido, rivendicate sia dalla Russia sia dal Giappone10. Al tempo, infatti, Abe tentava di raggiungere un accordo con Putin riguardo l’equa spartizione di queste isole e nel 2018 sembrava si potesse trovare un punto d’incontro che avrebbe decretato una svolta nelle relazioni tra i due paesi. Purtroppo  però tutto si è vanificato e l’accordo non è mai arrivato. Riprendere le trattative per queste isole era anche parte dell’agenda del PM Kishida ma la presenza militare russa nella zona marittima circostante il Giappone ha aumentato le preoccupazioni di Tokyo. Il timore è aumentato soprattutto quando è stata rilevata la presenza di navi militari cinesi a fianco di quelle russe durante alcune esercitazioni militari marittime degli ultimi mesi e questo è stato sufficiente per un netto schieramento in opposizione all’azione Russa in Ucraina.

Dare un messaggio alla Cina11

Nonostante il Giappone e l’Asia siano molto lontani dall’Est Europa e abbiano contesti molto differenti, le preoccupazioni di Tokyo riguardo la violazione da parte russa dei principi cardine dell’ordine internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina, potrebbe costituire un precedente molto pericoloso per futuri sviluppi in Asia. Infatti, il timore del governo di Tokyo è che, se non prontamente contrastato e condannato con misure adeguate, quello che Putin fa con l’Ucraina un giorno la Cina di Xi potrebbe farlo con Taiwan e con le isole Senkaku, o Diaoyu in cinese, contese tra Giappone e Cina. Risulta quindi fondamentale per Kishida mostrare una reazione politico-economica e umanitaria pronta e decisa per evitare la degenerazione di altre più vicine ai propri confini.

La possibile influenza delle accuse di razzismo causa la chiusura dei confini per la pandemia.

Notizia12 degli ultimi mesi è stata anche la maggiore apertura dei confini per l’ingresso in Giappone di tutti coloro cui era stato rilasciato il visto dal 2020, anno di inizio pandemia. La comunità internazionale, e voci interne al paese stesso tra cui businessman e aziende bisognose di capitale umano proveniente dall’estero, hanno criticato aspramente il governo Kishida per la pronta chiusura dei confini a Novembre, causa variante Omicron, successiva ad un iniziale allentamento delle restrizione per l’ingresso nel paese. Il governo giapponese infatti, dal 2020 ha bloccato l’ingresso di tantissime persone ‘non-giapponesi’, giustificando la chiusura come un modo di prevenire il diffondersi del virus. Tuttavia questa teoria è stata smentita più volte e, dopo che alle pressioni esterne si sono aggiunte quelle interne con tanto di accuse di xenofobia, Tokyo ha deciso di optare per una maggiore apertura dei confini. Sarebbe dunque sconveniente, per il primo ministro, non partecipare insieme agli altri paesi all’accoglienza di persone in fuga dall’Ucraina in quanto rappresenterebbe un’ulteriore conferma di quell’atteggiamento discriminatorio che lederebbe la figura di Kishida ed il paese in generale. Quindi, dietro questa disponibile apertura di Tokyo potrebbe celarsi anche la volontà di salvarsi la faccia

Photo by Mathias P.R. Reding on Pexels.com

Un ultimo fattore da considerare riguarda un periodo storico molto buio che accomuna Ucraina e Giappone. Entrambi i paesi, infatti, sono stati vittima di catastrofi nucleari dovuti alla lesione di centrali presenti nei propri territori, Chernobyl nel 1986 e Fukushima nel 2011 (anniversario che si  ricorda annualmente l’11 Marzo in Giappone). Secondo James Brown, esperto di relazioni russo-giapponesi al campus di Tokyo della Temple University, la questione nucleare crea un legame tra il popolo giapponese e il popolo ucraino, legame che si è andato a consolidare alla notizia, di qualche settimana fa, dell’attacco russo ad una centrale nucleare ucraina13. Dopo il disastro di Fukushima, il più deleterio dopo Chernobyl, il Giappone si è rivolto proprio all’Ucraina e alla sua esperienza nel monitorare le radiazioni e la gestione dei danni fisici e psicologici causati da un evento così drammatico.  Inoltre, le insinuazioni del Cremlino riguardo un possibile attacco nucleare hanno colpito molto l’opinione pubblica giapponese, sempre memore dei due attacchi nucleari su Hiroshima e Nagasaki alla fine della Seconda Guerra Mondiale14. Alla luce di queste ultime considerazioni, appare più chiaro il motivo delle numerose proteste e donazioni a supporto del popolo ucraino da parte dei giapponesi. Tutte le ragioni elencate hanno, con buona probabilità, influenzato i vertici di Tokyo che sulla scia degli alleati occidentali hanno deciso di rispondere alle azioni della Russia in modo più fermo e incisivo del solito da un punto di vista politico-strategico, e in maniera più ‘aperta’ da un punto di vista umanitario con la decisione di accogliere profughi ucraini. Questa è una chiara dimostrazione di come molto spesso la sfera umanitaria sia strettamente legata e dipendente da decisioni politico strategiche e non il frutto di un umanitarismo fine a se stesso. 

Note

  1. Dati di elaborati da ISPI
  2. Il trattato di Dublino, firmato nel 1990 a Dublino (Irlanda) ha lo scopo di disciplinare la materia relativa al sistema dell’accoglienza e delle richieste d’asilo all’interno dell’Unione europea.
  3. Rallies protesting Russian invasion of Ukraine held across Japan – The Mainichi [online].28/02/2022 . The Mainichi. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://mainichi.jp/english/articles/20220228/p2a/00m/0na/015000c
  4. Nel 1975 il Giappone infatti aprì le proprie frontiere ai cosiddetti ‘boat people’, profughi che scappavano dall’Indocina francese.
  5. Dati del Ministero della Giustizia giapponese (2020)
  6. Writer, S., (2022). Japan to accept refugees from Ukraine [online]. Nikkei Asia. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://asia.nikkei.com/Politics/Ukraine-war/Japan-to-accept-refugees-from-Ukraine
  7. Casanova, G.A. Il Giappone scopre le sue carte nella guerra in Ucraina [online]. Marzo 2022. ISPI. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-giappone-scopre-le-sue-carte-nella-guerra-ucraina-33902 
  8. Per avere un’idea di che tipo di sanzioni sono state applicate dal Giappone rimando all’articolo della nota 6 (vedi sopra)
  9. Pompili, G., (2022). Il Giappone furioso contro la Russia manda un messaggio a Xi [online]. Il Foglio – Edizione Online. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/03/04/news/il-giappone-furioso-contro-la-russia-manda-un-messaggio-a-xi-3765250/  
  10. Infatti Abe aveva l’intenzione di riprendere le trattative volte alla firma di un trattato di pace tra i due paesi che avrebbe risolto la disputa per le isole Curili meridionali, oggi territorio russo ma rivendicato dai Giapponesi in quanto parte dell’arcipelago prima del 1945.
  11. Vedi nota 8.
  12. Adelstein, J. Travel bans turn ‘Cool Japan’ into ‘Cruel Japan’ [online]. (2022). Asia Times. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://asiatimes.com/2022/02/travel-bans-turn-cool-japan-into-cruel-japan/
  13. Lee, M. Y. H., Inuma, J. M. e Mahtani, S., (2022). In Japan and across Asia, an outpouring of support for Ukraine [online]. Washington Post. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://www.washingtonpost.com/world/2022/02/28/japan-asia-ukraine-russia/
  14. Hundreds in Tokyo protest Russia’s invasion of Ukraine | The Asahi Shimbun: Breaking News, Japan News and Analysis [online]. 5 Marzo 2022. The Asahi Shimbun. [Consultato il 12 marzo 2022]. Disponibile da: https://www.asahi.com/ajw/articles/14564817

Copertina: “Elder” by Yakinik is marked with CC BY 2.0.

Ilaria Canali

Dopo essersi laureata presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia in Lingua e Cultura Giapponese si è trasferita in Giappone, dove ha appena terminato un Master in Relazioni Internazionali all’Università Ritsumeikan di Kyoto. Attualmente sta conducendo due stage online con due NGO presenti in Giappone. I suoi campi di ricerca comprendono la politica internazionale e il fenomeno delle migrazioni, approfondito nelle sue tesi di laurea, in Europa e in Giappone.

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