Essere un salaryman gay: l’omosessualità maschile nell’ambiente lavorativo e sociale del Giappone contemporaneo

di Federico Del Sordo

Negli anni ’90 venne coniato il termine salaryman per indicare una determinata condizione sociale relativa al sesso maschile: si riferisce a un lavoratore dipendente, uomo, dotato di un reddito fisso e impiegato nel settore terziario, all’interno di aziende. In Giappone esiste una cultura del lavoro ferrea e gerarchica, tanto da creare una vera e propria prigione sociale per molti individui, specialmente per gli uomini omosessuali, a causa di questioni legate al gender e alla violazione del concetto di mascolinità. Il gender, o genere,  è la costruzione sociale dell’elaborazione del sesso, che dovrebbe essere distinto dalle categorie biologiche dell’essere maschio o femmina. Si tratta di un fenomeno molto complesso, nel quale il processo di socializzazione è decisivo nella sua determinazione. Il sesso stesso determina il genere, mentre il genere determina i ruoli di genere, sia che si tratti di mascolinità o femminilità. Pertanto, per acquisire il genere bisogna identificarlo attraverso un processo di socializzazione, fondamentale nella dimensione lavorativa del salaryman, dove questi ruoli di genere forniscono del materiale per la formazione di stereotipi.

La nozione di salaryman riflette l’etero-normatività dell’uomo nella società giapponese contemporanea. Questi lavoratori di sesso maschile incarnano, molto spesso, l’ideale della mascolinità egemonica, di quello che dovrebbe essere socialmente previsto e accettabile all’interno di una società giapponese patriarcale. Facendo questa premessa, quando si parla di una relazione tra questa mascolinità obbligatoria e l’omosessualità, la società giapponese non si aspetta soltanto un uomo, anzi, uno shakaijin 社会人 (lett. persona sociale) lavorativamente produttivo, ma anche riproduttivo nell’ambiente domestico, poiché i fattori religiosi e culturali giapponesi attribuiscono un merito maggiore alla continuazione della linea familiare. L’immagine più riconosciuta nei ruoli di genere maschile giapponesi è quella del daikokubashira 大黒柱, un’espressione usata per riferirsi alla figura di un uomo ideale che sostiene la casa come pilastro e capofamiglia, simbolo di affidabilità, forza, stasi, ricchezza e autorità, un’immagine presente già nella società giapponese durante l’epoca Tokugawa. La struttura patriarcale nella società giapponese, che permea anche l’era feudale del Giappone, si aspetta che gli uomini siano quelli che lavorano e si connettono ai vari ambiti sociali. Questo ruolo viene cementato anche a causa della principale politica del governo giapponese, attuata in epoca Meiji,  secondo la quale l’imperatore del Giappone fosse il daikokubashira che aveva allevato ed educato la nazione come suoi figli e figlie. In altre parole, questo concetto è stato sfruttato per rafforzare l’ideologia dello stato-nazione sotto l’imperatore. Il termine iniziò quindi ad essere utilizzato per indicare la figura di un padre, fino ad arrivare ai giorni nostri. Il classico salaryman, quindi, dovrebbe incarnare l’idea del daikokubashira. 

Molti uomini giapponesi omosessuali subiscono una forte pressione sociale, soprattutto nell’ambiente lavorativo. La ragione di questa forte pressione è rintracciabile riflettendo sul background storico dell’immagine del daikokubashira, la quale era originariamente proiettata nella famiglia, specificatamente nella figura di un padre come capo della casa che controllava e proteggeva il resto dei membri della famiglia e contribuiva alla creazione dello ie 1.  Questa idea trasmette in modo molto vivido l’importanza della presenza di un padre come capo come la casa per essere colui che è responsabile della moglie e dei figli a carico. Così, il concetto di virilità diventa lo standard per gli uomini giapponesi nell’età adulta. Per un salaryman, eventuali caratteristiche non mascoline sono considerate rinuncia al concetto di mascolinità, poiché l’individuo lavorativamente attivo non riuscirebbe a ergersi a simbolo di affidabilità, forza e fertilità. A causa di ciò, molti salaryman sono costretti a nascondere la propria sessualità e a prendere parte a tutti quei “rituali” quotidiani che gravitano attorno all’etero-normatività, come, ad esempio, l’agire, il pensare e l’esprimersi secondo canoni prettamente eterosessuali per costruire e consolidare un “legame virile” con i propri colleghi in contesti socialmente eteronormativizzati. Di conseguenza, molti salaryman omosessuali potrebbero trovarsi a corteggiare, flirtare oppure scherzare e ironizzare sulle abilità sessuali di una ipotetica donna presente in una situazione occasionale post lavoro. In casi eccezionali, l’atto sessuale condiviso da più uomini può essere coinvolto come convinzione del fatto che trovare del sesso insieme rafforzerebbe ulteriormente il rapporto di amicizia. Un importante forum in cui è stata dibattuta la necessità di nuovi stili di vita gay è stata la rivista Queer Japan (1999-2001), curata dall’importante critico e autore gay Fushimi Noriaki. Ad esempio, in Queer Japan, Raku, un uomo di 34 anni precedentemente impiegato nel settore dell’informazione, descrive come si sentiva alienato sul lavoro perché gli unici argomenti di discussione erano “donne, auto e sport”. La natura del legame maschile che si verifica in tali situazioni può essere “coercitiva” ed è spesso orchestrata dal membro più anziano del gruppo, le cui richieste non possono essere rifiutate dai più giovani senza il timore di recriminazioni. E’ giusto osservare che determinate imposizioni indirette di ‘etero-normatività’ sul posto di lavoro sono frutto di alcune regole-non regole non dette, frutto piuttosto della società rispetto agli individui eterosessuali in sé. Nel nostro presente, in una società più sensibilizzata rispetto a quella di qualche generazione precedente, un uomo omosessuale potrebbe sentire la pressione di dover mettere su famiglia e sposare una donna, sebbene, magari, da parte di un uomo eterosessuale non ci sarebbe alcun problema ad accettare l’omosessualità altrui, sebbene in maniera molto ridotta.

La mancanza di autonomia da parte di molti omosessuali in Giappone enfatizza l’esistenza di un’eteronomia invadente e incatenante per l’individuo, la sua sessualità e la sua identità di genere. Negli ultimi anni, tuttavia, l’idea di mascolinità in Giappone ha iniziato ad essere gradualmente più fluida. La problematica maggiore, però, risiede nella conformità, la quale gioca ancora un ruolo decisivo nel modus vivendi di moltissimi uomini giapponesi omosessuali, in relazione al contesto in cui agiscono. Infatti, la realtà è che i media e la stampa forniscono poco spazio in merito al concetto di un’identità o uno stile di vita, e più ampiamente di diritti gay. A differenza dei media giapponesi, le società euroamericane supportano una varietà di mezzi di comunicazione che sono rivolte a persone con sessualità differenti e, quindi, promuovono un senso di comunanza o comunità tra di loro. Queste includono giornali, riviste, siti internet, show televisivi e film pubblicizzati allo stesso modo di eventi pubblici come le marce Gay Pride. La visibilità dell’omosessualità nei media giapponesi non ha creato lo spazio per far emergere nella vita reale le persone che esprimono identità omosessuali. Questa visibilità, quasi assente in Giappone, permette di dare, a individui che vivono sessualità diverse, un senso di identità e appartenenza. La stessa idea di coming out non è considerata desiderabile da molti uomini gay giapponesi poiché implica necessariamente l’adozione di una posizione conflittuale contro stili di vita e valori tradizionali. 

Ad oggi, sono aumentati i riferimenti al mondo LGBTQIA+ anche nei media giapponesi, nonostante ciò, nessuna di queste rappresentazioni mostra realmente uomini o donne che sperimentano un desiderio omosessuale nella loro vita quotidiana proprio come fanno le persone eterosessuali. 

Molti salaryman omosessuali non aspirano a identificarsi come uomini gay. Questo attrito individuale ha un importante legame con il kekkon mondai 結婚問題, l’esigenza sociale di sposarsi e formare un nucleo familiare. Tanti di loro fanno fatica a rinunciare alla possibilità di un matrimonio soltanto a causa del loro desiderio sessuale, il quale può essere tranquillamente messo in secondo piano per evitare di condurre un’esistenza solitaria da uomo single. È qui che diventa palese quanto sia sentito il matrimonio come norma, la quale scavalca il proprio orientamento sessuale. 

Essere gay non si limita soltanto a con chi scegli di passare la notte, ha più ampie implicazioni e ramificazioni sociali: il sistema non deve essere compromesso da un’identità sessuale politicizzata. In un certo senso, fino a quando determinati stili di vita e orientamenti sessuali differenti dell’eterosessualità non interferiscono o mettono in discussione la legittimità della duplice istituzione del matrimonio e della famiglia, la società giapponese può ospitare una diversità di ‘comportamenti sessuali’. 

È proprio il ruolo sociale di ognuno la componente ‘sacra’ e inevitabile di una società eterosessuale uniformata e, di conseguenza, la scelta più facile e opinabile per un uomo adulto gay: gli uomini giapponesi che, per qualsiasi ragione, falliscono, “o decidono di non raggiungere lo scopo sociale del salaryman marito e padre”, non ottengono una rispettabilità sociale, sekentei 世間体. Quest’ultima si ottiene mettendo da parte i propri desideri individuali e conformandosi alle aspettative della società. L’espressione shikata ga nai しかたがない (non c’è nulla da fare) esprime perfettamente il senso di fatalità di molti individui. Fino a poco tempo fa, molti uomini gay giapponesi sentivano questa rassegnazione nel vivere come kakure homo隠れホモ, ovvero come ‘omosessuali nascosti’. 

La tendenza di pensiero di molte persone eterosessuali nel luogo di lavoro sottolinea la separazione tra la sfera pubblica-lavorativa e l’ambiente privato dove i gusti di ciascuno possono essere espressi con i membri del proprio gruppo. Ciò nonostante, queste stesse persone sono totalmente ignare delle pressioni subite quotidianamente dagli uomini gay in questi ambienti, poiché l’eterosessualità è, di fatto, la posizione predefinita (e presunta) sul posto di lavoro. 

Pertanto, sono soprattutto i dipendenti omosessuali che devono rispettare regole implicite in meritò all’identità sessuale e trasferirle nelle azioni svolte al lavoro. Oltretutto, la socializzazione è una componente presente e vitale nella routine d’ufficio, ed è inevitabile che tracce della propria sessualità possano emergere in una qualsiasi conversazione personale, in qualsiasi argomento. 

Tuttavia, c’è una forte sensazione che questa situazione stia cambiando rapidamente in Giappone poiché i nuovi mezzi di comunicazione come Internet consentono a un’ampia varietà di uomini gay di creare reti e organizzare questioni come la loro invisibilità sul posto di lavoro e, forse più importante, offrire uno spazio sicuro in cui “uscire allo scoperto” e comunicare con gli altri, una posizione spesso loro negata nella vita lavorativa pubblica.

Nonostante la permanenza di atteggiamenti e ruoli egemonici forti, il fatto che un ipotetico salaryman gay in un ambiente così conservatore possa anche solo concepire la possibilità di fare coming out così presto nella sua carriera è la prova di un cambiamento negli atteggiamenti sociali dove la maggior parte delle persone eterosessuali rimane cieca all’eteronormatività della sfera pubblica.

Note

  1. Lett. famiglia o nucleo familiare.

Bibliografia

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Federico Del Sordo

Laureato presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” in Lingue e Culture Orientali e Africane, sta proseguendo i suoi studi frequentando il corso di laurea magistrale in Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa mediterranea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. I suoi campi di ricerca attuali comprendono studi nell’ambito delle scienze sociali e la sociolinguistica in Giappone, con un focus rivolto alla geografia urbana e ai fenomeni ad essa legata, e la letteratura giapponese contemporanea. Il suo obiettivo è quello di viaggiare in tutto il Giappone per osservarlo e poterlo comprendere a 360 gradi, approfondire le varie tematiche sopra citate e entrare nel mondo accademico.

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