Recensione: “Io ci sarò” – Shin Kyung-sook

di Antonella Gasdia

La seguente recensione fa riferimento all’edizione: “Io ci sarò”, Kyung-sook Shin, traduzione di Benedetta Merlini, Sellerio editore, 2013.

“Una società violenta e corrotta ci impedisce di comunicare l’uno con l’altro. Una società che ha paura della comunicazione non può risolvere alcun problema. Più si addossa la responsabilità sugli altri e più si diventa violenti.”

(Shin Kyung Sook, 2013: 164)

Nelle profonde e dirompenti parole, frutto della coraggiosa penna di Shin Kyung-sook, importante voce della letteratura femminile contemporanea, si cela non solo un messaggio volto a puntare lo sguardo tanto su destini che si intrecciano, quanto su eventi che hanno segnato un intero popolo, ma uno spiraglio nel vissuto stesso di una delle autrici più rappresentative del fenomeno letterario sud-coreano. Proprio per questo, prima di addentrarci nella fitta trama di Io ci sarò, dove finzione e realtà compiono un percorso univoco, coinvolgendo i lettori fino ad ammaliarli, è opportuno soffermarsi in modo più approfondito sulla sua creatrice, in quanto emergono, in quest’opera più che mai, le tracce tangibili di una parentesi cruda, il cui sapore amaro riecheggia nei ricordi del Paese del Calmo Mattino.

SHIN Kyung-sook, Benedetta Merlini (traduzione di) (2013) Io ci sarò. Palermo, Sellerio editore

Shin Kyung-sook, nata nel 1963 a Jeongeub, sito a nord del Jeolla, si fa portavoce dello sgomento risultante dai massacranti e tumultuosi eventi degli anni ’80, segnati dal pugno di ferro della dittatura di Chu Doo-hwan. Gli spazi privati quali le cucine, all’interno delle quali vengono ritratte le protagoniste dei suoi racconti, fanno da sfondo ai temi cardine della sua letteratura: individualismo ed interiorità, i quali si intersecano per svincolare le “vittime” da soffocanti discorsi ricchi di pregiudizi, da una visione stereotipata e patriarcale. Ne consegue un processo di dematerializzazione degli spazi chiusi stessi che si trasformano, attraverso il pensiero progressista della scrittrice, in contesti inviolabili dove potersi tuffare nei meandri del proprio animo, riflettendo sulla vita o dove potersi occupare del benessere dei propri cari. (Shim Jinkyung, 2007: 84-87)

È in questo connubio di tradizione e modernità che prende vita anche la storia dei protagonisti di Io ci sarò: immersi nel tetro e brutale clima di una Seoul oltraggiata dalle manifestazioni antigovernative, i liceali Jeong-Yun, Myeong-Seo e Mi Ru cercano di costruire le proprie ideologie ed i propri sogni, facendo trasparire, nel corso della vicenda, dubbi ed insicurezze che mutano al mutare di una situazione politica che soffoca il loro avvenire e fa svanire ogni certezza. A legare i tre personaggi è la figura del Professor Yun, il cui tentativo è quello di scacciare la nube di scetticismo e dilemmi di quel tempo. È proprio la notizia del suo ricovero in ospedale, giunto ad una Jeong-Yun ormai adulta, l’evento scatenante che dà modo alla narratrice principale di compiere il tuffo nel passato e nei ricordi da cui la storia avrà modo di rivelarsi, entrando nel vivo di un racconto in cui i rapporti di amicizia e d’amore si formano e rappresentano, in un qualche modo, una salvezza reciproca. Nello spazio chiuso, immancabile nella narrativa di Shin Kyung-sook, della classe prima, in quello dello studio del Professor Yun dopo ed, ancora, nella cucina della piccola casa di Jeong-Yun, si assemblano man mano i pezzi di una storia in cui l’ombra di un mistero sembra aleggiare nell’aria, conducendo i tre ragazzi a comprendere i dolori reciproci ed i tumulti interiori, quali la morte della madre di Jeong-Yun, non ancora del tutto realizzata, la morte della sorella di Mi Ru, ancora avvolta nel mistero della sua causa scatenante ed i tormenti di un Myeong-Seo in combutta tra il senso di protezione che prova per Mi Ru e l’amore che cresce nei confronti di Jeong-Yun.

Hanok” – “Seoul, Korea” by aljuarez is marked with CC BY 2.0.

L’abbandono e la separazione sembrano abbracciare tutta la storia, ripresentandosi a singhiozzi fino alla chiusa finale, dove avviene la riunione di tutti gli ex-studenti del Professor Yun al suo capezzale per un ultimo, toccante, addio. È in questo scenario che, ad esempio, è celato un richiamo all’allontanamento di Jeong-Yun, voluto dalla madre malata di cancro, che ha deciso di affrontare coraggiosamente da sola una malattia che non fa compromessi né lascia scampo, mossa anche dal desiderio di spingere la figlia a crescere ed abituarsi alla sua assenza. Vi è, poi, l’allontanamento di Mi Ru, emblema di un profondo ed intricato tema: la necessità della solitudine. Ancora, vi è quello di Myeong-Seo da Jeong-Yun che segna la crescita definitiva, il bisogno di intraprendere strade diverse e lasciarsi il passato alle spalle.

È così che, tra le strade di una Seoul descritta in ogni suo vicolo, piazza o hanok 한옥 (韓屋 “casa tradizionale”), dove si muovono i passi incerti di giovani alla ricerca di loro stessi, la storia si fa portavoce di introspezione ed individualità, dove le stanze chiuse, la cucina o le case vuote ed abbandonate non sono altro che mezzi attraverso cui i tratti distintivi della letteratura di Shin Kyung-Sook trovano vita.

“Vorrei solo che qualcosa cambiasse. Quando non ci sono cambiamenti, nonostante tutti i nostri sforzi, ci si sente impotenti. […] Ho l’impressione che il tempo passi e cambino solo le comparse. Io e i miei amici ci disperdiamo, veniamo inseguiti, resistiamo, veniamo inseguiti di nuovo…fissiamo i muri e combattiamo in solitudine. Dovremmo dare una svolta alle nostre vite ma, gira che ti rigira, siamo sempre soli a sbattere contro un muro. Il pensiero che tutto questo non abbia fine mi toglie ognisperanza.”

(Shin Kyung Sook, 2013: 99)

Bibliografia

  • SHIN Kyung-sook, Benedetta Merlini (traduzione di) (2013) Io ci sarò. Palermo, Sellerio editore
  • SHIM Jinkyung (2007) The Past and Present of Women’s Literature. In Korea Journal, vol. 47 (1), pp. 79-101

Antonella Gasdia

Laureata presso l’Università di Roma “La Sapienza” nel percorso triennale di Lingue e Civiltà Orientali, frequenta attualmente il percorso magistrale focalizzandosi sulla lingua e sulla cultura coreana ed ampliando campi che vanno dalla letteratura alla filologia. Appassionata di Corea e di scrittura, unisce questi interessi scrivendo per la rivista online dell’Istituto Culturale Coreano. I suoi campi di ricerca ed approfondimento si incentrano prevalentemente sulla letteratura e sulla cultura coreana, ma spaziano su altri ambiti quali la traduzione, il cinema e la musica. In futuro, spera di poter insegnare letteratura coreana all’università o realizzare il sogno di diventare reporter in Corea.

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