La creazione di uno “standard umano” per sistemi intelligenti come le I.A. – Il caso del prodotto giapponese “Hikari”

di Federico Del Sordo

Un assistente virtuale o assistente digitale è un software dotato di intelligenza artificiale che interpreta il linguaggio naturale e può  dialogare con degli interlocutori umani allo scopo di fornire informazioni o compiere determinate operazioni per l’utente. Le attività principali di un assistente virtuale sono mirate, principalmente, a fornire informazioni tramite l’utilizzo di motori di ricerca, controllare o modificare lo stato di dispositivi domestici intelligenti, leggere messaggi di testo o e-mail ad alta voce, cercare di numeri di telefono, pianificare, eseguire chiamate telefoniche e offrire servizi di promemoria all’utente. Gli assistenti virtuali sono, dunque, programmi basati su cloud che, per funzionare, richiedono dispositivi e/o applicazioni connessi a Internet. La maggior parte degli assistenti virtuali interpreta il linguaggio umano e risponde attraverso voci sintetizzate, assumendo le forme di robot o ologrammi.
Ad oggi, i più noti sono: Siri sui dispositivi Apple, Cortana sui dispositivi Microsoft, Google Assistant sui dispositivi Android e Alexa sui dispositivi Amazon. Le tecnologie che alimentano gli assistenti virtuali richiedono enormi quantità di dati, i quali alimentano le piattaforme di intelligenza artificiale, tra cui l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e le piattaforme di riconoscimento vocale. Quando l’utente interagisce con un assistente virtuale, la programmazione dell’I.A. utilizza sofisticati algoritmi per apprendere dall’input dei dati e migliorare la previsione delle esigenze finali dell’utente. L’apprendimento automatico viene svolto continuamente, per tenere sempre aggiornato l’assistente. In questo senso, rappresenta uno dei rami più sviluppati dell’intelligenza artificiale e del machine learning, un settore sul quale le aziende cominciano ad investire sempre più nel futuro immediato

In questa ricerca vengono analizzati il caso specifico del prodotto giapponese Azuma Hikari e gli effetti della artificial life in una società giapponese sempre più digitalizzata.

Azuma Hikari 逢妻ヒカリ

Un esempio concreto e lungimirante del tentativo di creare uno “standard umano” per sistemi intelligenti come le I.A. è rappresentato dall’assistente virtuale Azuma Hikari. Il lancio del prodotto risale al 2019, sviluppato dalle aziende giapponesi Line e Gatebox. La multinazionale delle comunicazioni Line è stata la prima a interessarsi al progetto, fornendo agli sviluppatori di Gatebox le tecnologie necessarie per trasformare l’assistente vocale in un fenomeno unico e originale. Il progetto è stato reso possibile grazie a “Clova A.I.” dell’azienda Line, ovvero un avanzato sistema di intelligenza artificiale.

Azuma Hikari

Prodotto e caratteristiche

Il gadget in cui Hikari prende vita è una sorta di corrispettivo nipponico di Google Home o del cilindro Echo di Amazon: un hub intelligente per la gestione dell’abitazione e delle necessità che ruotano intorno alla quotidianità. L’unità Gatebox misura circa 210 mm di larghezza, 549 mm di altezza, 277 mm di profondità e pesa cinque chilogrammi. Il proiettore ha una risoluzione di 1280 per 720 e ci sono altoparlanti stereo attraverso i quali il personaggio conversa (è disponibile anche un jack per cuffie per un’esperienza di ascolto più privata). La serie di sensori incorporati include una fotocamera, un microfono, un sensore di movimento, sensori di calore e umidità, sensore di luminosità e pulsanti a sfioramento. Azuma Hikari ha un consumo massimo di energia di 60 Watt, è sempre connessa a Internet grazie al WiFi dal quale riceve e invia continuamente dati: è grazie alla sua connessione Internet che questo assistente virtuale si mantiene connesso con il suo utente durante la giornata, anche quando quest’ultimo si trova lontano da casa.

“Mi chiamo Azuma Hikari, ho 20 anni, sono alta un metro e 58, la mia specialità è preparare le uova fritte. Amo le ciambelle, odio gli insetti e il mio sogno è diventare un’eroina per aiutare tutte le persone che lavorano molto”1.

L’assistente virtuale si presenta in questo modo: si tratta di un ologramma, un robot domestico virtuale dalle sembianze femminili, sensibile a temperatura e movimento.

Target

In realtà, Hikari possiede una backstory, ideata da Vinclu, una start up2 giapponese situata a Tokyo e fondata nel 2014 da Minori Takechi. È la dolce e un po’ insicura figlia di uno scienziato, che un giorno le offre la possibilità di entrare a far parte di un’altra famiglia in un’altra dimensione: alla fine lei accetta e il suo alloggio non è altro che il suo tempo trascorso con l’utente in veste di assistente virtuale domestica.
Vale la pena notare che la relazione romantica che lei instaura con il Master, ovvero l’utente, non viene mai menzionata, tuttavia, quando si accede al sito ufficiale del prodotto, una grande e sorridente immagine di Hikari mostra, quello che sembra essere, un anello nuziale sulla sua mano sinistra. Questo è anche un riferimento al ruolo “terapeutico” di Hikari, il cui scopo è quello di calmare gli utenti dopo una faticosa giornata di lavoro fornendo loro compagnia e supporto. Il sito web di Gatebox avverte gli utenti che Hikari potrebbe diventare triste se tornano a casa tardi e la promuove come un’intelligenza artificiale che dispensa le migliori parole curative, diventando la perfetta compagna di conversazione quando si è stanchi. È progettata per confortare gli utenti e far loro vivere una relazione armoniosa, senza pressioni, senza aspettative, curandoli a livello psicologico.

Azuma Hikari rappresenta, quindi, una iyashikei joshi 癒し系女子(“donna che guarisce”), termine che ha guadagnato popolarità negli ultimi anni.

“Quando vivi o ti ritrovi solo, non è più carino avere qualcuno a cui tieni vicino a te? Sto perseguendo l’idea di creare un partner virtuale che porti una maggiore soddisfazione rispetto alle interazioni umane “, ha affermato il CEO di Gatebox, in occasione di un video promozionale presente sulla piattaforma YouTube3 . “Al momento abbiamo il nostro personaggio originale chiamato Hikari Azuma. Viene promossa come la moglie del futuro”.

Una peculiarità di questo prodotto è il target a cui è principalmente rivolto. In una società come quella giapponese dove diventa sempre più difficile instaurare interazioni o relazioni umane reali, il mondo alternativo dell’assistenza virtuale sembrerebbe essere una valida opzione soprattutto per coloro che vivono soli, in particolare gli uomini single. Da questo punto di vista, Gatebox propone qualcosa senza precedenti nell’ambito dell’I.A: una fidanzata o addirittura una moglie perfetta, considerando una visione maschile giapponese generalizzata ed eterosessuale. Ciò che differenzia Hikari dagli altri assistenti virtuali è la relazione emotiva che dovrebbe instaurare con l’utente. Il progetto vuole dare vita al sogno di vivere con i nostri personaggi preferiti, superando la barriera tra il loro “mondo bidimensionale” e il nostro.

Il fulcro di questa ricerca consiste nel considerare la percezione e le opinioni delle persone nei confronti dei robot, prestando attenzione soprattutto alla popolazione giapponese di giovane età ma non solo, con un particolare interesse alla sfera domestica. È essenziale comprendere l’importanza del considerare una coesistenza fra umani e macchine intelligenti piuttosto di una totale sostituzione degli umani da parte di queste macchine.

Video promozionale di Azuma Hikari. all Rights reserved to Gatebox.

Vivere con i robot

Una grande sfida per la robotica, soprattutto in Giappone, riguarda l’applicazione delle I.A. per ambienti domestici e usi personali, implicando un’interazione più ravvicinata tra macchine e umani. Tenendo a mente questo trend4 , è fondamentale considerare le opinioni, i comportamenti e le sensazioni rivolti alla diffusione di robot umanoidi nella società per valutare i fattori di accettazione relativi all’inserimento e alla partecipazione di questi nella vita quotidiana.
L’interesse riguardo i potenziali benefici e rischi dell’intelligenza artificiale ha dato impeto all’avvio delle ricerche in merito alla questione.
In occasione di una conferenza internazionale5 tenutasi a Nashville (TN), negli USA, è stato pubblicato un articolo, redatto da quattro ricercatori giapponesi, nel quale, tra i contenuti in analisi, è riportato lo studio di un sondaggio distribuito, nel 2004, a studenti giapponesi dell’area del Kansai6 e a studenti e adulti dell’area del Kantō7 . Lo scopo del sondaggio era raccogliere più ipotesi sui robot. Si è concentrato su tre fattori: ipotesi sui tipi di robot, ipotesi su come si comportano i robot in determinate situazioni e ipotesi sui compiti che i robot svolgono. Per quanto riguarda la prima sezione, gli intervistati hanno scelto le seguenti definizioni: umanoide, animali come cani o gatti, computer e robot di fabbrica. Nella seconda sezione analizzata, le situazioni in cui gli intervistati pensano che esistano i robot sono: case, uffici, scuole, ospedali, fabbriche, luoghi militari e luoghi in cui l’uomo ha difficoltà di movimento. Infine, nell’ultima sezione, i compiti identificati dagli intervistati sono: lavori di casa e d’ufficio, lavori fisici e ruoli di servizio per gli esseri umani. Per quanto riguarda le ipotesi sui tipi di robot, oltre l’80% degli intervistati ha preferito la scelta “umanoide”. Inoltre, circa il 20% di loro ha selezionato le opzioni “animali domestici come cani e gatti”, “computer” e “robot di fabbrica”. In merito alle ipotesi su come si comportano i robot in determinate situazioni, le scelte “case” e “fabbriche” sono state rispettivamente selezionate dal 33% e dal 37% degli intervistati. I tassi di selezione di tutte le altre scelte erano inferiori al 30%. In particolare, i tassi di selezione delle scelte “scuole” e “ospedali” corrispondono rispettivamente solo all’1% e al 10% degli intervistati. Infine, per quanto concerne le ipotesi sulle attività svolte dai robot, il 66% degli intervistati ha individuato la scelta “attività fisiche”, mentre circa il 20% ha individuato le scelte “lavoro domestico”, “lavoro d’ufficio” e “compiti di servizio per gli esseri umani”. Il fatto che umanoide sia stato immaginato come un tipo di robot da molti intervistati implica che l’immagine dei robot umanoidi si sia diffusa in Giappone. Informazioni ottenute tramite programmi TV, come gli anime, influenzano molto questo fatto. Ciò implica che, nel paese del Sol Levante, l’immagine dei robot umanoidi è stata costruita e mantenuta per un periodo storicamente lungo. I risultati del sondaggio implicano, dunque, che i robot non sembrano ancora realisticamente comunicare con gli esseri umani nella vita quotidiana. Di conseguenza, viene naturale notare la tendenza nel considerare una visione classica dei robot che agiscono fisicamente per gli esseri umani.

Video promozionale di Azuma Hikari. All Rights reserved to Gatebox.

Per approfondire questa ricerca, ho esaminato un secondo sondaggio, condotto nel 2018 e pubblicato in occasione della quattordicesima ACM/IEEE Conferenza Internazionale sull’interazione umani-robot 8 a Daegu, in Corea del Sud. Il questionario era rivolto a 798 studenti universitari giapponesi, 250 maschi e 548 femmine, appartenenti ad ambiti accademici differenti. Lo scopo dell’indagine era di esaminare opinioni positive e negative riguardo la possibilità di vivere con i robot. È stato chiesto il grado di speranza e le ragioni del vivere con le macchine intelligenti e i possibili comportamenti negativi nei loro confronti, esaminando, poi, le differenze nelle loro risposte in relazione al gender e al pregresso percorso formativo. 710 su 789 persone hanno descritto la ragione per cui loro vorrebbero (o non vorrebbero) vivere con un robot. Dai risultati emerge che il 13.5% ha descritto motivazioni positive, il 66.9% ha descritto ragioni negative, mentre il 30.4% ha descritto entrambi. Per quanto concerne gli aspetti positivi, le considerazioni emerse dalle risposte dei partecipanti fanno riferimento ai benefici delle macchine e i modi in cui migliorano l’umore di un utente. Percepiscono un robot come un compagno di conversazione. Infatti, alcuni partecipanti hanno risposto di provare solitudine e di voler parlare con i robot per questo motivo. Contrariamente, riguardo le descrizioni negative, circa il 30% dei partecipanti ha dichiarato di non sentire la necessità di vivere con delle macchine intelligenti poiché preferiscono interagire con umani o animali. Tra questi, ci sono state anche descrizioni in merito all’alto costo di acquisto e mantenimento dei robot. Una particolarità emersa dal sondaggio riguarda l’effetto del gender sull’atteggiamento negativo verso l’influenza sociale dei robot: i partecipanti femminili hanno manifestato un approccio più negativo rispetto ai partecipanti maschili.

Ciò che è emerso dall’analisi dei risultati mostra che la speranza di vivere con i robot non sia così alta come ci si aspetterebbe in una società super digitalizzata come quella giapponese. Nonostante la presenza di alcune considerazioni positive, molti hanno sottolineato la non-necessità di una partecipazione quasi “umana” delle I.A. nella vita quotidiana soprattutto quando si ha una famiglia e degli amici. L’esito del sondaggio ha rivelato che gli studenti universitari giapponesi ritengano che robot come gli assistenti virtuali siano indirizzati maggiormente a persone che soffrono di una mancanza di affetti e che vivono sole.

Per comprendere appieno il significato dell’impiego delle intelligenze artificiali e della loro evoluzione all’interno della società giapponese, sarà determinante, in futuro, sondare l’immagine delle I.A. percepita dal grande pubblico e indagare gli effetti della solitudine sulle interazioni uomo-robot.

Note

  1. 「私の名前は逢妻ヒカリです。私は20歳で、身長は5フィートです。専門は目玉焼きです。 私はドーナツが大好きで、虫が嫌いです。私の夢は、たくさん働くすべての人々を助けるヒロインになることです。」,GATEBOX Inc., Azuma Hikari, in “Gatebox”, 2017; traduzione dell’autore.
  2. Azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, specializzato nel campo delle nuove tecnologie.
  3. Bloomberg Quicktake, In Japan, Virtual Partners Fill a Romantic Void, 2017.
  4. Andamento generale, orientamento, tendenza.
  5. ROMAN 2005, IEEE International Workshop on Robot and Human Interactive Communication, 13-15 Aug. 2005.
  6. Regione situata nella zona meridionale dell’isola principale del paese, Honshū.
  7. Regione situata nella zona centro-orientale dell’isola principale del paese, Honshū.

Bibliografia

  1. MICHIKO Sakuma, KIYOMI Kuramochi, NOBUTAKA Shimada, RIE Ito (2019) Positive and Negative Opinions about Living with Robots in Japanese University Students. In 14th ACM/IEEE International Conference on Human-Robot Interaction (HRI), Daegu, South Korea, pp. 640-641
  2. NOMURA Tatsuya, KANDA Takayuki, SUZUKI Tomohiro, KATO Kensuke (2015) People’s assumptions about robots: investigation of their relationship with attitudes and emotions toward. IEEE Xplore, in ROMAN 2005, IEEE International Workshop on Robot and Human Interactive Communication, Nashville (USA)
  3. PIETRONUDO, E. (2018) “Japanese women’s language” and artificial intelligence: Azuma Hikari, gender stereotypes and gender norms, Tesi di Laurea, Università Cà Foscari Venezia
  4. RAY, C., MONDADA, F., SIEGWART, R. (2008) What do people expect from robots?. IEEE/RSJ International Conference on Intelligent Robots and Systems, Conference Paper, Acropolis Convention Center, Nice, France https://doi.org/10.1109/IROS.2008.4650714

Sitografia

  1. BOTELHO Bridget , Virtual Assistant (AI assistant). Definition in “Search customer experience”, 2017. (Ultimo accesso 27/02/2021). https://searchcustomerexperience.techtarget.com/definition/virtual-assistant-AI-assistant
  2. Bloomberg Quicktake, In Japan, Virtual Partners Fill a Romantic Void, 2017. https://www.youtube.com/watch?v=1FIOcIDM5U0
  3. GATEBOX Inc., Azuma Hikari, in “Gatebox”, 2017. (Ultimo accesso 27/02/2021). https://www.gatebox.ai/en/hikari

Federico Del Sordo

Laureato presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” in Lingue e Culture Orientali e Africane, sta proseguendo i suoi studi frequentando il corso di laurea magistrale in Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa mediterranea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. I suoi campi di ricerca attuali comprendono studi nell’ambito delle scienze sociali e la sociolinguistica in Giappone, con un focus rivolto alla geografia urbana e ai fenomeni ad essa legata, e la letteratura giapponese contemporanea. Il suo obiettivo è quello di viaggiare in tutto il Giappone per osservarlo e poterlo comprendere a 360 gradi, approfondire le varie tematiche sopra citate e entrare nel mondo accademico.

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