Il ritratto della donna coreana contemporanea e il fenomeno letterario Cho Namju

Il 1953 si designa come l’anno in cui fu introdotto il cosiddetto sistema hoju 호주제 (戶主制), un registro delle famiglie il cui significato indica proprio quello di “capofamiglia”, conferendogli una natura patriarcale in linea con la tradizione confuciana su cui la società ha sempre fissato le proprie salde radici. La sua influenza sulla traccia che ogni famiglia avrebbe dovuto seguire per costituire un ritratto tradizionale, ha fatto sì che gli uomini ricoprissero, da sempre, ruoli privilegiati e di responsabilità, come nel caso dei padri al vertice e dei figli maschi al seguito, mentre alle mogli e alle figlie femmine è sempre spettato il ruolo di mere custodi del focolare o devote figure indissolubilmente legate alla pietà filiale.

Recensione: “Io ci sarò” – Shin Kyung-sook

“Una società violenta e corrotta ci impedisce di comunicare l’uno con l’altro. Una società che ha paura della comunicazione non può risolvere alcun problema. Più si addossa la responsabilità sugli altri e più si diventa violenti.”

La Guerra di Corea attraverso gli scatti si Max Desfor

Le vicissitudini della Guerra di Corea sono state immortalate da forti quanto strazianti scatti intrisi di verità di Max Desfor, il quale ha lasciato una vera e propria testimonianza dei momenti di un conflitto di cui, forse, non si parla abbastanza. L’eredità fotografica di Desfor, ampia e travolgente, ha contribuito a far aprire gli occhi su tale evento, dandone voce il più possibile.

Recensione: “LA VEGETARIANA” – Han Kang

Il titolo “La Vegetariana” cela in sé la ferocia ed il distacco di una società nei confronti delle voci, ancora troppo flebili ed inascoltate, delle donne, accostandovi un’evidente esposizione della natura pregiudizievole dell’essere umano.