Tomo, Naomi, Kazuko: la rappresentazione delle voci femminili nella letteratura giapponese moderna

Quello dell’emancipazione femminile è un percorso complesso e difficile, che nonostante gli enormi progressi si può considerare ancora oggi ben lontano dall’essere concluso. Nel corso dei secoli tante sono state le autrici che hanno cercato di inserire e far ascoltare la propria voce nei contesti letterari dominati dagli uomini.

Confessioni letterarie: il rapporto tra realtà e invenzione in Ningen shikkaku e Kamen no kokuhaku

Non sono pochi gli autori giapponesi che sono riusciti a rimanere impressi nella memoria del popolo per i propri successi letterari, specialmente se si parla della letteratura del XX secolo. Si distinguono però, in questo contesto, due personalità che sono riuscite ad attirare i lettori non solo per la grande capacità espressiva, ma anche per aver reso molto spesso sé stesse e la propria vita, in maniera più o meno cosciente, oggetto di cronaca. Si tratta di Tsushima Shuji 津島 主事 (1909-1948) e Hiraoka Kimitake 平岡 公威 (1925-1970) meglio ricordati attraverso i rispettivi pseudonimi letterari: Dazai Osamu 太宰 治 e Mishima Yukio 三島 由紀夫. 

Kōshin shinkō: un culto sull’orlo dell’oblio

Durante i periodi Nara (710-784) e Heian (794-1185), si ebbe una massiccia importazione della cultura cinese alla quale conseguì la penetrazione di diversi elementi del taoismo nell’arcipelago, uno di questi, il cosiddetto Kōshin shinkō 庚申信仰, ossia il culto di Kōshin, è probabilmente l’esempio più noto dell’influenza taoista in Giappone.

“La ragazza del convenience store”: L’illusione di una società moderna raccontata da Murata Sayaka

Sayaka Murata si è fatta strada nel mondo della scrittura a partire dal 2003, presentando al pubblico giapponese e, successivamente al mondo intero, il suo talento. La sua è stata una vera e propria scalata verso il successo, confermato con diversi premi letterari, tra cui, il più recente Premio Akutagawa, ottenuto grazie al bestseller La ragazza del convenience store (Konbini Ningen コンビニ人間) del 2016, opera che ha venduto oltre 700.000 copie nel paese del Sol Levante.

Umano e non-umano: figure di gatti nella narrativa di Natsume Sōseki e Murakami Haruki

Tanti sono i titoli e le opere che il popolo giapponese ha dedicato alle figure dei gatti, con le quali sembra sentire un’affinità particolare. A volte sono i compagni di viaggio (e di vita) dei personaggi, altre i veri ne propri protagonisti, altre volte ancora diventano metafora e allegoria, il riflesso dei turbamenti non solo di chi dà vita a questi personaggi, ma anche di tutta la generazione di cui gli autori fanno parte.

Sognando l’America: il rifiuto del Giappone nei romanzi di Murakami Ryū

Murakami Ryū (1952), noto scrittore in Giappone al pari del suo omonimo Murakami Haruki (1949), cresciuto vicino alla base americana di Sasebo, Nagasaki, racconta nei suoi romanzi storie di giovani giapponesi che sognano l’America. Attraverso l’uso di droghe o attività sessuali estreme, i personaggi dei suoi romanzi vivono la loro vita condizionati da un’immagine fortemente polarizzata dell’America come luogo cool e di estrema libertà.

Una scrittura estremamente visiva: il ruolo delle onomatopee nella narrazione di Miyazawa Kenji

Innumerevoli sono le motivazioni che rendono Miyazawa Kenji tanto amato dal pubblico giapponese, sebbene la sorte abbia voluto che tale fama arrivasse soltanto dopo la sua morte. Personaggio poliedrico a tutti gli effetti, infinite sono state le discipline a cui si è dedicato e altrettanto numerosi furono gli interessi che ne animarono il flusso creativo.

L’apporto delle filosofie occidentali in “Iki no kōzō”

Correva l’anno 1930 quando, dopo un lungo soggiorno in Europa, Kuki Shūzō (1867 – 1941) pubblicò al ritorno in madrepatria quello che è considerato il suo capolavoro, Iki no kōzō 「いき」の構造, conosciuto in italiano come “La Struttura dell’iki“.